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"Serpenti e piercing" (Hebi ni Piasu) è il romanzo d'esordio della giovane scrittrice Hitomi Kanehara, nata nel 1983 e già considerata una fra le autrice dotate di maggior talento fra quelle della nuova narrativa giapponese ("…l'icona della cultura underground giapponese" – New York Times). Non a caso è anche la più giovane vincitrice di una fra i più importanti riconoscimenti del Sol Levante, il premio Akutagawa e può vantare fra i suoi estimatori un personaggio del calibro di Ryu Murakami che dalla quarta di copertina precisa come "Serpenti e piercing" sia "…un romanzo che poteva scrivere solo un vero talento". Il romanzo, che in Giappone ha venduto più di 500.000 copie in meno di un mese, si inserisce nel filone che vede come protagoniste le cosiddette Gothic Lolita e inaugurato da romanzi come "Occhi nella notte" di Yamada Eimi, "Platonic Sex" di Iijima Ai e del recente Hotel Iris di Yoko Ogawa. Ed è proprio con quest'ultimo che le affinità risultano maggiori poiché entrambi sviluppano la storia intorno alla formazione erotico sentimentale di due giovani "ribelli", formazione che passa attraverso la scoperta del binomio quasi imprescindibile "dolore-piacere". Luì, la protagonista di "Serpenti e piercing", è attratta da un suo coetaneo punk del quale ammira il coraggio di aver trasformato la sua lingua fino a renderla biforcuta come quella di un serpente (split tongue). Il desiderio di raggiungere lo stesso risultato diventa per Luì un'ossessione che si accentua ancor di più quando conosce il tatuatore Shiba. Fra i due si instaurerà un rapporto basato sul dolore come fonte di piacere e che porterà ad accrescere in Luì la componente masochistica della sua psiche tanto che la morte non è più vista come qualcosa da cui fuggire, bensì da accogliere e cercare in modo consenziente. Meglio ancora se provocata dalla persona per la quale si prova un'attrazione malata e per certi versi inspiegabile. Per arrivare alla realizzazione dei suoi desideri, alla materializzazione delle fantasie più oscure e perverse, Luì deve obbligatoriamente passare attraverso una trasformazione sia spirituale che fisica. Il suo corpo e la sua mente sono solo creta da plasmare, oggetti senza forma da modellare per andare oltre l'apparenza e riuscire a dare un significato alla propria esistenza. Compito che è in grado di svolgere solo un Dio o qualcuno come Shiba che, complice l'abilità nella pratica della body modification, viene idealizzato al punto tale da consegnarli senza riserve anima e corpo. Colpisce, nella scrittura di Hitomi Kanehara, il distacco e la freddezza con cui vengono descritte anche le scene più forti, quelle dove la partecipazione emotiva dovrebbe raggiungere la massima espressione. Il dolore, il piacere, i sentimenti spinti all'eccesso sono sempre descritti e raccontati con una precisione chirurgica, con mano ferma e decisa che conosce con precisione il momento e il punto esatto dove praticare l'incisione ("…uno scrittore si decide dal fatto di possedere o meno quel qualcosa. Lei "quel qualcosa" ce l'ha, non ci sono dubbi" - Hitonari Tsuji). "Possesso è una bella parola. Una come me, sempre piena di desideri, vuole subito possedere le cose. Possedere però reca tristezza. Ottenere qualcosa significa arrivare a considerarla propria in maniera quasi ovvia. Non c'è più quell'eccitazione, quella spinta del desiderio che c'era prima […] il possesso finisce per comportare solo scocciature. Eppure l'uomo continua lo stesso a desiderare di possedere, cose o altri uomini che sia. Possibile che l'umanità intera abbia in sé entrambe le componenti sado e maso?" Hitomi Kanehara Serpenti e piercing, 121 pagg Fazi (Collana “Le strade”) I edizione Aprile 2005 |
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