Stepping Stone

ESISTONO DUE CATEGORIE DI LIBRI: I LIBRI PER ADESSO E I LIBRI PER SEMPRE






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Sunday, September 25, 2005
La meccanica delle donne - Louis Calaferte



“Abito vaporoso, immobile al centro della grande scalinata percorsa da passanti frettolosi, agita la punta delle dita, un movimento febbrile che potrebbe essere un invito o una carezza provocante.

Sorride, sicura del suo irresistibile potere sensuale. La sua voce è un dolce rantolo.

Vieni.”

 

“Alla mia morte, voglio che si radunino intorno al mio letto tutti gli uomini che mi hanno scopata. Sono certa che la morte ne rimarrebbe impressionata e che mi risparmierebbe”.

 

Louis Calaferte (1928-1994) è uno scrittore francese relativamente poco conosciuto in Italia, mentre in Francia ha raggiunto un notevole successo sul finire degli anni cinquanta e nel decennio successivo. Il suo romanzo più famoso, Septentrion, fu pubblicato nel 1963 dopo quattro anni di lavoro e sequestrato l’anno successivo per oscenità. Accusa che venne meno solo nel 1984 quando il libro viene riproposto da Denoel nella sua versione originale. All’uscita del libro Philippe Sollers su Le Nouvel Ob-servateur si preoccupò di avvisare i lettori sul suo contenuto precisando che “…non si è mai, ho detto mai, scritto qualcosa di così forte, di così crudo e violento. E spassoso. E orribile. E forse profetico [...] non aver letto, o non leggere immediatamente Septentrion è profondamente immorale”.

Giudizio che può ritenersi valido anche per “La meccanica delle donne” che di Septentrion rappresenta il concentrato e che, in ultima analisi, chiude il cerchio intorno a quello che le donne solitamente non dicono, ma pensano e mettono in atto. Con uno stile supremamente freddo e distaccato, Calaferte racconta il desiderio, l’oscenità e il lato più perverso dell’erotismo femminile. Mette a nudo la sessualità delle donne, la loro immoralità mischiando sesso, desiderio d’amore e morte. Periodi brevi, a volte una sola frase, un pensiero o un’immagine. Il tutto con una prosa asciutta, crudele che tuttavia non di rado si illumina passando attraverso inaspettati passaggi di intensa liricità.

 

Louis Calaferte

La meccanica delle donne, 120 pagg

ES (Collana “Biblioteca dell'eros”)


Posted at 07:10 pm by F.P.
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Saturday, September 24, 2005
Kiss Me, Judas - Will Christopher Baer




Have you ever loved someone who's mortally wounded you? Phineas Poe, disgraced cop and morphine addict has just been released from a psych ward. He meets a beautiful woman and killer-for-hire named Jude in a hotel bar. Red dress. black hair, body like a knife. He takes her back to his room and wakes the next morning in a bathtub full of blood, missing a kidney. Dragging himself from a hospital bed, Phineas discovers he wants to get close to Jude like a hunger--and he wants to kill her. Finding her is a downward spiral. Falling for her is the start of a twisted love story that takes him from the snowy streets of Denver to the high plains of Texas where the boundaries between victim and torturer — killer and accomplice — become nightmarishly distorted.

 

 

“I’m awake. Shivering so badly I have to lock my teeth to keep from biting off my tongue. The ice has melted and the water feels oilv, like mucus. There’s a complimentary  bathrobe hanging from a hook behind the door, less than three feet away. It looks warm and soft and I can’t move. I can’t move. I don’t think I can sleep anymore. I have been asleep in the ice for a day, for two days. In my left hand is a piece of paper. Black ink in round girlish script.

 

If you want to live call 911.

 

There’s a telephone between the tub and the toilet. I keep reading the note over and over and finally reach for the phone. It takes at least five minutes for me to dial.

Emergency operator.

I need some help.

Please describe your situation.

I’m in a bathtub.

Are you injured, sir?

I was with a woman, a prostitute. Now I’m in a bathtub full of ice and I might be dreaming.

Are you injured?

I’m cold. And there’s blood coming from somewhere.

I’m sending an ambulance right away. You are at the Hotel Peacock, is that correct?

Room 411.

Can You determine the source of the blood? It will help the paramedics.

It’s coming from my left side.

Try to reach it. You may have been shot.

I can feel thin pieces of metal, a half inch apart. Like staples.

Did You say staples, sir?

I’m pretty sure.

Remain calm, sir. Help is coming.

What did she do? What the fuck did she do?

Silence.

Remain calm, sir.

Please tell me. I’ve got staples in me.”


Baciami Giuda

Will Christopher Baer, 291 pagg

Marsilio (Collana “Marsilio Black”)


Posted at 09:09 pm by F.P.
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Friday, September 23, 2005
Lunar Park - Bret Easton Ellis



Imagine becoming a bestselling novelist, and almost immediately famous and wealthy, while still in college, and before long seeing your insufferable father reduced to a bag of ashes in a safety-deposit box, while after American Psycho your celebrity drowns in a sea of vilification, booze, and drugs.

Then imagine having a second chance ten years later, as the Bret Easton Ellis of this remarkable novel is given, with a wife, children, and suburban sobriety--only to watch this new life shatter beyond recognition in a matter of days. At a fateful Halloween party he glimpses a disturbing (fictional) character driving a car identical to his late father's, his stepdaughter's doll violently "malfunctions," and their house undergoes bizarre transformations both within and without. Connecting these aberrations to graver events--a series of grotesque murders that no longer seem random and the epidemic disappearance of boys his son’s age--Ellis struggles to defend his family against this escalating menace even as his wife, their therapists, and the police insist that his apprehensions are rooted instead in substance abuse and egomania.

Lunar Park confounds one expectation after another, passing through comedy and mounting horror, both psychological and supernatural, toward an astonishing resolution--about love and loss, fathers and sons--in what is surely the most powerfully original and deeply moving novel of an extraordinary career.


Posted at 12:41 pm by F.P.
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Thursday, September 22, 2005
Julia Slavin - La donna che si tagliò la gamba al Maidstone Club



“La pelle giovane ha un aspetto che nessuna chirurgia plastica può ricreare. È traslucida e intatta, come se la carne fosse tesa sotto un lampione al neon. Ma penso sia stato il cappellino rosso che indossava al contrario, come un giocatore di baseball, a farmi perdere la testa.
Si chiamava Chris. Ci falciava il prato di casa. Mentre lavorava io mi spostavo di finestra in finestra per guardarlo tagliare la nostra erba a strisce orizzontali. I bordi gli venivano irregolari, ma non me ne fregava niente, erano i suoi bordi, e dopo che se ne andava io mi stendevo fuori, accarezzavo i fili d’erba punzecchianti come avrei fatto con un nuovo taglio di capelli, e dicevo: Tu sei il mio prato. Oggi un ragazzo bellissimo ti ha tagliato e ti ha rifinito i bordi”.

 

Julia Slavin è nata nel 1960 nel Maryland, si laurea in storia e si trasferisce a New York per tentare la carriera di commediografa. Dopo un periodo non propriamente facile trova lavoro presso la ABC come produttrice del programma televisivo Prime Time Live. Pur avendo coltivato da sempre la passione per la scrittura, averla vissuta quasi come una necessità (“…il vero motivo che mi ha spinta a scrivere è la volontà di essere ascoltata. Sono cresciuta in una famiglia di uomini e mi sono sentita sempre invisibile. Ho ancora l’impressione che nessuno voglia stare a sentire cosa ha da dire una ragazza. Scrivo sperando che qualcuno mi ascolterà”), dovranno passare dieci anni prima che la passione si trasformi nei racconti della raccolta “La donna che si tagliò la gamba al Maidstone Club” (“The Woman Who Cut Off Her Leg at the Maidstone Club”). La pubblicazione dei quali coincide con il suo ritorno nel Maryland dove attualmente risiede con il marito e i due figli.

Una raccolta di dodici racconti sconvolgenti, “favole per adulti” che, partendo da situazioni decisamente surreali, finiscono per calarsi in un contesto di drammatica quotidianità (“Il grottesco vive pacificamente, quasi inosservato, fra le villette di periferia e i quartieri residenziali di questa raccolta di racconti” - New York Times Book Review). Julia Slavin segue un trend decisamente in voga fra gli autori contemporanei americani che fonde il realismo magico con una scrittura moderna, minimale nelle descrizioni, ma ricca di dialoghi dissacranti e imprevedibili. I protagonisti delle storie sono persone in apparenza normali, accomunati dall’umana aspirazione di soddisfare il proprio desiderio d’amore e comunicazione, che si trovano a fare i conti con situazioni fuori dal comune, con una realtà dove l’imprevedibile e il meraviglioso si nascondono dietro ogni angolo (“Non c’è nulla di prevedibile nei racconti di Julia Slavin; di volta in volta incantevoli o sinistri, non mancheranno di catturarvi ed eccitarvi. Altamente raccomandato” - Library Journal). Protagonisti che suscitano contemporaneamente simpatia, rabbia, che riescono a commuovere e a disturbare il lettore. Come la ragazza che si amputa una gamba per liberarsi dal prurito che la tormenta, la signora che letteralmente ingoia il ragazzo che le accudisce il prato e quella disperatamente innamorata della quercia del suo giardino. Ad accompagnare i personaggi nelle loro avventure, banali e al tempo stesso straordinarie, una velata malinconia e un umorismo dissacratorio costruito su espedienti narrativi decisamente originali.

 

Julia Slavin

La donna che si tagliò la gamba al Maidstone Club, 188 pagg

Minimum Fax (Collana “Sotterranei”)

Posted at 06:59 pm by F.P.
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Wednesday, September 21, 2005
Jeffrey Eugenides – Giocare con le parole per ricreare atmosfere dimenticate



Nato nel 1960 a Detroit da una famiglia di origine greca, laureato a Stanford, Jeffrey Eugenides ha vissuto a lungo a New York prima di trasferirsi a Berlino dove si trova tuttora. Appassionato lettore dei classici latini, Virgilio e Ovidio, degli scrittori russi come Nabokov e Tolstoj, ma anche influenzato da Bellow, Roth e Henry James, pubblica i suoi primi racconti sulle pagine delle più importanti riviste letterarie (Granta, The New Yorker, The Paris Review) per esordire come romanziere nel 1993 con “Le vergini suicide”. Romanzo d’esordio che conquista immediatamente  pubblico e critica e che è stato anche portato sugli schermi da Sophie Coppola con una altrettanto riuscita trasposizione cinematografica (Il giardino delle vergini suicide).

Le vergini suicide” è un romanzo dominato da un’atmosfera opprimente e angosciante, scritto sfruttando un punto di vista corale e non univoco. In questo modo, la narrazione dei fatti è affidata non ad un unico narratore onnisciente, bensì ad un gruppo di ragazzi che, a distanza di venticinque anni, ricostruisce la storia delle cinque bellissime sorelle Lisbon e dei loro suicidi avvenuti uno di seguito all’altro nel giro di un solo anno. Un gesto, il loro, resosi necessario per sfuggire alla soffocante rigidità comportamentale imposta dai genitori che, ossessionati dal fanatismo religioso, impediscono alle sorelle di vivere la loro adolescenza al pari delle coetanee. Suicidio da intendersi pertanto come punizione nei confronti di chi ha loro negato qualcosa di legittimo, ma anche come mezzo che permette alla loro bellezza di rimanere immortale. Un gesto estremo che non è tuttavia vissuto come qualcosa di tragico e angosciante in quanto considerato come inevitabile e alla stregua di una naturale evoluzione della situazione. Con molta sensibilità e grazie ad una prosa vivace, ricca di sfumature e dettagli, Eugenides affronta un tema difficile come quello del suicidio (di adolescenti) senza mai appesantire eccessivamente la narrazione e confezionando un delicato e malinconico ritratto delle occasioni perse e dei rimpianti.

La seconda prova narrativa di Eugenides, Middlesex (romanzo risultato in seguito vincitore del premio Pulitzer nel 2003), ha avuto una gestazione durata nove anni e la sua stesura, come spiegato dallo stesso autore, si è sviluppata in due momenti ben distinti. Eugenides era partito con l’intenzione di raccontare la storia di un ermafrodito senza tuttavia cadere nei soliti stereotipi e cercando di approfondire il più possibile tutta la questione riguardante la genetica e gli studi scientifici fino ad ora effettuati. Il periodo di ricerca ha portato l’autore a scoprire una realtà piuttosto diversa da quella che credeva di incontrare e così l’idea di partenza di un romanzo su un singolo personaggio si è sviluppata per allargarsi fino a comprendere l’epopea di una intera famiglia con caratteristiche congenite particolari. Saga familiare, quindi, che partendo dal difficile periodo della depressione si intreccia con la storia americana per raccontare gli inevitabili scontri iniziali fra due diverse culture (la famiglia è di origine greca) e il graduale processo di integrazione nel tessuto sociale d’oltreoceano.

Questa inversione di rotta ha permesso a Eugenides di affrontare non più solamente la questione riguardante il sesso e la sessualità in generale, ma di confrontarsi con tematiche di più ampio respiro anche se pur sempre in stretta connessione con tutto quanto riguarda le trasformazioni e i mutamenti in generale. Partendo da queste riflessioni si può vedere il personaggio dell’ ermafrodito come una metafora dell’adolescenza, di quel periodo complesso e decisivo nella formazione della personalità dell’individuo dove, per l’appunto, mutamenti e trasformazioni (nel corpo come nel carattere) sono all’ordine del giorno (“…I used a hermaphrodite not to tell the story of a freak or someone unlike the rest of us but as a correlative for the sexual confusion and confusion of identity that everyone goes through in adolescence"). Il risultato è un romanzo animato dai tratti distintivi di parecchia letteratura americana tanto affezionata al mito del cambiamento e sostenitrice della necessita (e capacità) di trasformarsi e ricominciare ogni volta da capo una nuova vita.

Jeffrey Eugenides con Middlesex lancia un messaggio decisamente importante su come la scrittura non debba per forza seguire le mode e assestarsi di conseguenza sui canoni dettati da una corrente letteraria in voga piuttosto che un’altra. Con il suo romanzo sembra voler mostrare come ci sia ancora spazio per chi ha voglia di raccontare storie dall’ampio respiro, epocali e per farlo si affida alle “parole” e alle infinite possibilità che possono offrire quando non rinchiuse in asfittici canoni estetizzanti. E se dalla copertina del romanzo Jonathan Franzen informa che “Jeffrey Eugenides è un grande talento” e  anticipa come “…Middlesex vi conquisterà”…non è solo pubblicità.

 

“Ad aprire la serie era stata Cecilia, la minore, tredici anni appena, che si era tagliata le vene nella vasca da bagno come uno Stoico. Quando la trovarono, a galla in quella pozza rosea, gli occhi gialli di un'invasata e il corpo minuto che emanava l'odore di una donna adulta, aveva un'aria così placida che i due soccorritori, spaventati, erano rimasti immobili, come stregati. Ma poi la signora Lisbon aveva fatto il suo ingresso, gridando, e la realtà concreta della stanza aveva ripreso il sopravvento: c'era del sangue sul tappetino, e il rasoio del signor Lisbon chiazzava l'acqua del water in cui era immerso. I due infermieri estrassero Cecilia dal bagno caldo, che aggravava l'emorragia, e le applicarono un laccio emostatico sul braccio. I capelli bagnati le ricadevano sulla schiena; mani e piedi erano già cianotici. Non pronunciò nemmeno una parola, ma nel disgiungerle le mani si scoprì che strIngevano su quel seno in boccio un'immagine plastificata della Vergine. Era Giugno, la stagione delle crisope, l'epoca dell'anno in cui le spoglie di quegli insetti effimeri ricoprirono la città. Levandosi a nugoli dalle alghe che vivono nelle acque inquinate del lago, vanno ad annerire finestre, ad ammantare automobili e lampioni, a tappezzare i docks municipali e a ornare di festoni il sartiame delle barche a vela: una schiuma volante, brunastra, con il dono dell'ubiquità. La signora Sheer, una vicina, ci disse di aver visto Cecilia il giorno precedente al tentativo di suicidio. La ragazza era ferma sul bordo del marciapiede, con il solito vestito da sposa: un modello antiquato con l'orlo sfrangiato. Stava contemplando una thunderbird avviluppata in un manto d'insetti. «Faresti meglio a prendere una scopa, cara» le aveva detto la signora Sheer. Cecilia l'aveva fissata con quel suo sguardo penetrante da asceta. «Sono morti» aveva risposto. «Vivono soltanto ventiquattr'ore. Nascono, si riproducono e schiattano. Non hanno neanche il tempo di nutrirsi.» E cacciando una mano in quella cortina schiumosa di insetti aveva tracciato le proprie iniziali: C.L."

(The virgin suicides - Le vergini suicide, 1993)

Posted at 11:39 pm by F.P.
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