“…mi stava strangolando. Il foulard affondava nella mia gola senza fermarsi. Le ossa, i tendini, la carne producevano scricchiolii sinistri. Mi mancava il respiro. Avrei voluto implorare il suo perdono, ma la voce non usciva. Dimenavo le gambe e gli afferravo i polsi nel disperato tentativo di fargli allentare la presa, ma non serviva a nulla. Non lo vedevo in viso, ma dalle articolazioni delle dita strette attorno alla mia nuca, dai versi che gli sfuggivano, dall’ansimare sui miei capelli, capivo che non era una collera qualunque. Per quanto cercassi di resistere, la stretta non cedeva”.
Laureata in arte e letteratura alla Waseda di Tokio, Yoko Ogawa, a poco più di trentanni è già considerata tra le più importanti scrittrici giapponesi e i suoi libri sono tradotti in diversi paesi conquistando ovunque unanimi consensi. Vincitrice a soli ventotto anni del più prestigioso riconoscimento letterario giapponese, il premio Akutagawa, con il romanzo "Diario di una gravidanza” (“Ninshin karenda”) la Ogawa ha raggiunto il successo grazie ad una scrittura lineare ed efficace e all’indubbia capacità di creare storie e personaggi credibili che si muovono all’interno di scenari inquietanti e carichi di una sensualità morbosa e tormentata ("Ogawa sceglie le parole con calma, precisione: pochi aggettivi niente metafore, né monologhi interiori. Una scrittura 'Comportamentista', minacciosa, carica di sensualità" - Lire). Atmosfere che si respirano anche nella sua ultima opera, “Hotel Iris”, storia di un amore che si tramuta in ossessione fino a diventare violento e sadico. Un romanzo di formazione e iniziazione al sesso che si consuma tramite la presa di coscienza del proprio corpo e del dolore come strumento di piacere. Protagonisti di questo amore perverso ed eccessivo sono la giovane Mari (prigioniera di un legame asfissiante con una madre onnipresente e inacidita da una vita priva di soddisfazioni) e un vecchio traduttore che vive appartato su un’isola dove s’è rifugiato nel tentativo di cancellare un passato che lo tormenta. Mari, in un crescendo erotico e perverso, si scopre disposta a qualsiasi cosa pur di compiacere il suo amante ed abbattere le barriere che fino ad allora le avevano impedito di vivere liberamente la propria sessualità. Si lascia, legare, frustare, fotografare e umiliare come se dolore e annullamento della volontà rappresentassero l’unico mezzo per raggiungere il piacere e cancellare la paralizzante sensazione di inadeguatezza nei confronti di sentimenti ed emozioni.
Yoko Ogawa
Hotel Iris, 160 pagg
Marco Tropea Editore (Collana “Le Gaggie”)