“Vorrei mi cullassi quasi fossi un’infante, un giocattolo inerme, un incendio dei boschi. C’è un silenzio fortissimo. Dimmi solo che è un attimo. C’è un silenzio fortissimo. Dimmi ancora che adesso ritornano. Albe intense e magnifiche, fiori colti da spasimi. Guardo mostri che piangono, stanze sole e pienissime. Stammi dietro, vieni dentro, stammi dietro e poi stringimi. Nell’immenso rimani”.
Destinata a far discutere, questo il destino di Isabella Santacroce. Una prosa (una poetica) che non concepisce le mezze misure così come le reazioni che solitamente genera nel lettore. O la si ama o la si odia, come è giusto che sia per una scrittrice che fin dal suo esordio nel 1995 con
“Fluo” edito da Castelvecchi afferma di scrivere “…perché non riuscirei a non farlo. Nulla mi impongo. Viene da sé. E' come un'urgenza che chiede di essere soddisfatta scrivendo”.
Se sperimentazione, innovazione, trasgressione sono costanti delle sue opere, altrettanto ricorrenti sono i momenti di intensa liricità dove commozione e tenerezza si accoppiano in modo quasi furioso con sentimenti tragici e spinti all’eccesso. Una prosa ritmata, ipnotica e provocatoria che la Santacroce stessa definisce come “…una scrittura per il puro sentire.”
Considerazioni che non solo rimangono valide, ma addirittura si rafforzano dopo aver letto il suo ultimo racconto edito da Mondadori “Dark Demonia” (Collana Strade Blu). Un racconto difficile, una lettura da affrontare senza aspettative e pregiudizi e che, tuttavia, richiede concentrazione per non perdersi fra le parole, il loro reale significato e la continua alternanza fa prosa e poesia. Una successione di parole e versi che, nella loro musicalità, finisce per assumere la tonalità di una macabra nenia. Non è possibile riassumere in poche righe la storia narrata, meglio affidarsi a quanto dice la stessa autrice nel risvolto di copertina e poi immergersi nella lettura accompagnati dalle immagini tragiche e bellissime di Talexi, illustratore e grafico che aveva già collaborato con la Santacroce disegnando l’altrettanto stupenda copertina del suo ultimo romanzo. “Dark Demonia è il canto di un angelo condannato all'inferno, è un canto gridato nel buio da chi viene considerato un diverso, abbandonato, sottratto alla vista, lasciato solo nel mondo dei mostri. Dark Demonia è disperata richiesta d'amore nell'odio feroce in cui vite prigioniere dei pregiudizi sono costrette, è voce dell'oscurità in cui vivono i rinnegati dell'esistenza”.
Isabella Santacroce, Talexi
Dark Demonia, 68 pagg
Mondadori (Collana “Strade blu”)