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Tuesday, June 07, 2005
Denis Johnson - Bellezza e solitudine di una vita ai margini



Denis Johnson è nato in Germania, a Monaco, nel 1949 e non si è mai fermato, viaggiando senza sosta fra il Giappone, le Filippine e gli Stati Uniti. Prima di dedicarsi con successo all’attività di scrittore di racconti, romanzi e poesia ha lavorato per diversi anni come corrispondente internazionale di importanti riviste quali il “New Yorker” e “Rolling Stones”. Attività che oltre a permettergli di girare il mondo gli ha fornito il materiale necessario per scrivere la sua ultima opera “Cronache anarchiche. Dall'America e dai confini del mondo” ("Reports from the Edges of America and Beyond"), incrocio ben riuscito fra saggistica, reportage e poesia. Un viaggio fra esistenze condotte sempre sul filo della precarietà, vite ai margini e situazioni ai limiti dell’incredibile. Storie borderline, perché sono quelle che non solo ama raccontare, ma anche vivere in prima persona tanto che il “New Yorker” lo considera uno fra i migliori reporter ed esponenti della drug literature. Johnson ci racconta così le sue memorie “alternative” di boy scout, la ricerca dell’oro in Alaska per fabbricare le fedi nuziali e il relativo viaggio di nozze nella stessa regione, le avventure in Liberia al fianco di truppe non governative e l’esperienza da ultimo americano rimasto in Somalia.

Allievo di Raymond Carver (che ha definito la sua poesia come “la migliore che sia stata scritta in anni recenti”) dal quale ha ereditato l’abilità di condensare storie “importanti” in brevi racconti, è stato spesso paragonato ad altri scrittori “maledetti” come William Burroughs, Charles Bukowski e Dylan Thomas dei quali ha raccolto l’eredità spirituale e l’attenzione di critica e pubblico fino a vincere numerosi premi fra i quali spicca il “Whiting Writer’s Award”.

La sua prima opera pubblicata in Italia “Angeli” (Feltrinelli) è una classica road story all’americana, fra alberghi squallidi, panorami desolati e periferie dove anche la speranza in un futuro migliore s’è arresa da parecchio tempo. E’ in simile scenario che s’incontrano e diventano indispensabili l’una per l’altro Jamie Mays, in fuga dal marito infedele e con due bambine, e l’ex marine e carcerato Bill Houston. Un incontro che li mette di fronte alla possibilità di credere che sia ancora possibile credere in qualcosa e qualcuno oltre che a se stessi.

Il successo, per Denis Johnson arriva però con la raccolta di racconti “Jesus’ Son” pubblicati dalla Einaudi nella collana Stile libero e che hanno anche ispirato un bel film di qualche anno fa in stile Tarantino e Cohen. Protagonisti dei racconti sono i “soliti” perdenti, un anonimo corteo di fuggiaschi dalla vita. Sempre senza risposte alla domanda su cosa abbia preparato per loro il futuro, ma ancora non completamente rassegnati alla sconfitta senza lottare. Storie di droga e solitudine, di amarezza e ironia, a volte surreali, ma sempre strenuamente ancorate alla realtà anche quando si legge della triste fine di una ragazza che si suicida per errore quando crede morto il suo ragazzo che sta solo dormendo al suo fianco o del giovane che, ricoverato al Pronto Soccorso con un coltello in un occhio, chiacchiera con gli infermieri senza scomporsi più di tanto. Ma è sicuramente il primo racconto della raccolta “Incidente durante l'autostop” quello che da solo vale il prezzo di copertina, un piccolo capolavoro dove lo stile scarno e limpido dell’autore raggiunge la perfezione e la brillantezza di una lama ben affilata. E non importa che dopo averlo letto rimanga un poco di tristezza e un sapore strano in bocca, perché non è altro che il gusto stesso della vita, un poco amaro e un poco dolce che a volte appaga e altre lascia insoddisfatti. E a tal proposito, per concludere, mi sembrano azzeccate le parole usate da Aimee Bender per spiegare quanto abbia apprezzato la scrittura di Johnson, “…avevo sentito parlare così tanto della raccolta Jesus’ Son che pensavo: bah, di sicuro non mi piacerà per niente. Ma quando ho finito il racconto [“Incidente durante l'autostop” ndr] ho detto: “Ehi, mi fa male lo stomaco. Denis Johnson mi ha appena dato un pugno allo stomaco”. È una storia dal movimento lucidissimo, scorre come un fiume”

 

Non andammo oltre la cucina: la stanza di fronte era avvolta in una penombra bluastra, dentro vedemmo un soppalco, quasi un gigantesco letto a castello, su cui stavano sdraiate diverse donne magre, spettrali. Una di loro uscì dalla stanza e ci guardò. Le colava il mascara, e le labbra erano sbavate di rossetto. Portava una sottana ma niente camicetta, solo un reggiseno bianco, come una pubblicità di biancheria intima su una rivista per ragazzine. Ma non era più una ragazzina, lei. Guardandola, pensai a quando andavo sui prati con mia moglie, quando ancora eravamo tanto innamorati da non capire cosa stesse succedendo. Si sfregò il naso, con un gesto sonnacchioso. Due secondi dopo, di fianco a lei c’era un uomo, un nero, che si sbatteva un paio di guanti sul palmo di una mano. Era molto grosso, sguardo assente e tipico sorriso invulnerabile di quando si è fatti.

(Jesus’ Son - Jesus’ Son, 1992)


Posted at 02:10 am by F.P.

 

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