“Il colore del cielo in inverno era bello, era fatto in gran parte di blu, ma a volte era verde. In quel momento dell’anno non c’erano turisti, ma non le dispiaceva che non ce ne fossero. Ogni cosa aveva i suoi tempi, i suoi cicli, le sue simmetrie. Il mondo era ben fatto, per questo dopo il dolore veniva la felicità, e dopo la felicità il dolore, come il giorno veniva dopo la notte, e il calore della primavera e dell’estate veniva dopo questo freddo fatto di blu e di verdi sotto il viadotto, di bianchi sulle tegole, di silenzio. E se era Dio che aveva fato tutto questo, come diceva il poema di John, allora anche Dio era bello, come lo era un albero senza foglie, come la nonna e la mamma, o il bel corpo di Katia che si spogliava tutte le sere accanto a lei, aspettando lettere dall’Italia che non arrivavano”.
Andrés Barba è nato a Madrid nel 1975 e ha raggiunto la notorietà in Spagna con il racconto “El hueso que más duele” che gli è valso il premio per la narrativa Ramón J. Sender. Con il suo primo romanzo “La sorella di Katia” (“La germana de Katia”)è entrato nella rosa dei finalisti di uno fra i più prestigiosi riconoscimenti per i libri in lingua spagnola, il Premio Herralde.
Non è facile la vita della sorella di Katia (la quattordicenne protagonista non ha un nome, è solo la sorella di…), una madre prostituta, una sorella spogliarellista e una nonna che sta perdendo la memoria e un giorno morirà nel suo letto mentre la sta abbracciando. E lei, la sorella di Katia, vive in un mondo tutto suo, non è ritardata, ma neppure troppo sveglia, passa le giornate a riordinare la casa e a osservare i turisti che camminano per la plaza Mayor di Madrid, ne ascolta i profumi, immagina le loro vite. Non è capace di distinguere chiaramente il bene dal male, ne intuisce la differenza ma solo raffrontandola alle sue limitate personali esperienze o a quelle delle altre donne della sua famiglia. Non conosce Dio, e quando un giovane turista americano tenta di spiegarle i fondamenti della religione cattolica si ritrova ancora più confusa perché non riesce a comprendere come la stessa persona possa aver creato Paradiso e inferno, salvezza e dannazione.
Sotto i suoi occhi vede la famiglia sgretolarsi poco alla volta, la madre abbandona la casa e smette di fare la prostituta, la sorella comincia a drogarsi e prostituirsi in seguito ad una delusione amorosa e la nonna muore. La ragazzina non può fare altro che osservare impotente le sue piccole certezze andare in frantumi e assumere di volta in volta uno sguardo innocente, animato da una involontaria e puerile comicità, o commovente e disincantato nella sua sconcertante purezza. Non riesce ad accorgersene, ma rimane l’unico punto fermo della famiglia, l’unica a credere che un giorno la situazione possa ritornare quella di una volta che forse non era migliore, ma quanto meno rassicurante pur nella sua anomala e amara quotidianità.
L’intero romanzo, ben scritto dal madrileno Andrés Barba, nonostante la vicenda narrata si avvicini ad una narrativa di genere tipica di certe storie strappalacrime, non scivola mai nel facile pietismo e non fa leva sulla naturale simpatia che il lettore prova per la giovane protagonista, ma si fa apprezzare soprattutto per la sincerità e la spontaneità delle emozioni e dei sentimenti che mettono in luce il bisogno d’affetto e di sconfiggere la solitudine che solo un’anima pura e lontana dalla corruzione del male può ancora mostrare.
Andrés Barba
La sorella di Katia, 160 pagg
Instar Libri (Collana “I Dirigibili”)