Nic Kelman, trentanni, vive e insegna a New York. Nato a Manhattan, si trasferisce nel Regno Unito all’età di 12 anni per ritornare in seguito negli Stati Uniti dove frequenta il Mit di Boston come allievo di Pinker, Minsky e Noam Chomsky. Dopo la laurea in scienze cognitive segue anche un master di scrittura creativa prima di stabilirsi definitivamente a New York. Nonostante la sincera passione per la letteratura e la narrativa (i suoi autori preferiti sono Borges, Faulkner, Marquez e Neruda) svolge per quattro anni l’attività di film-maker indipendente, producendo, dirigendo e distribuendo le sue pellicole. Solo intorno ai 28 anni comincia a maturare l’idea per il suo primo romanzo che, una volta ultimato e dato alla stampa, lo consacra immediatamente come uno degli scrittori più brillanti e dissacranti della sua generazione. Stroncato e al tempo stesso acclamato dalla critica americana, messo all’indice dalle associazioni femministe, ma definito miglior libro dell'anno dal 'San Francisco Chronicle' e dal 'New York Journal', “Girls” è un libro che non può lasciare indifferenti. Da incensare o da disprezzare, senza vie di mezzo perché sincero come solo i sentimenti d’amore e odio possono essere quando portati all’estremo.
Scritto in seconda persona (che porta la narrazione ad un tono confidenziale e complice con il lettore) e basato su una prosa brillante e ben congeniata e su un continuo, ma mai fastidioso mescolarsi e sovrapporsi dei piani di lettura, si propone come un viaggio non programmato e senza itinerario studiato a tavolino attraverso le tappe più significative, i lati più oscuri e inconfessati del desiderio maschile. Un romanzo brutale, a volte scioccante, ma anche seducente che senza peli sulla lingua mette il lettore di fronte a domande ricorrenti, ma di sovente relegate in un angolo buio e riparato della mente.
I protagonisti di “Girls” sono uomini potenti, “arrivati”, sono manager al culmine del successo che hanno impostato la loro vita in una sola direzione, quella che porta al potere, alla sicurezza economica e al prestigio sociale. Tuttavia, nonostante il traguardo raggiunto, si sentono incompleti, vuoti, a volte rassegnati e mai felici. Manca sempre qualcosa. E allora ricomincia la ricerca per trovare qualcosa o qualcuno che renda la vita più sopportabile, che allontani lo spettro della morte. Emozioni, sensazioni intense e palpabili. Manca la purezza e l’innocenza che si può trovare solo attraverso l’incontro e il sesso (a pagamento, illecito e fine a se stesso) con ragazze il più delle volte troppo giovani (moderne Lolite), ma che riesca in qualche modo a fornire l’illusione di poter ritrovare ciò che s’è irrimediabilmente perso ("…they have the energy we spent elsewhere" o la ancor più emblematica frase recitata da uno dei protagonisti secondo la quale “You can live your life through them even though you are dead”).
Oltre all’indubbia bravura stilistica dell’autore (da segnalare anche gli intermezzi tratti da Iliade ed odissea e le parti quasi saggistiche), ciò che rende questo romanzo interessante e decisamente da leggere è la sincerità con cui Kelman affronta un tema tanto difficile. Accusato di misoginia, cinismo ed eccessivo distacco, Kelman sorride, alza le spalle e va avanti per la sua strada cosciente di aver tenuto l’unico comportamento e adottato l’unico stile adatto a raccontare verità che il più delle volte si preferisce tenere nascoste. Verità che sono dentro ognuno di noi e che, proprio per questo motivo, quando escono allo scoperto e si manifestano apertamente fanno ancora più male.
“Quando hai finito non ti assale improvvisamente il senso di colpa, ma il terrore. Hai paura che qualcuno chissà come possa trovare le foto. Hai paura di finire in prigione. Hai paura di perdere tutto quello che hai. Ma soprattutto hai paura dell’imbarazzo. Nessuno capirà tutto quello che lei rappresenta per te, il fatto che rappresenta tutto per te, che merita che tu corra il rischio, che senza di lei tutto quello che hai non è niente. Nessuno capirà niente di tutto questo. […] e giuri a te stesso che ti libererai delle foto appena ti alzi la mattina dopo […] e forse potrai anche mantenere la promessa. E’ possibile che il tuo proposito resista sul serio fino alla mattina dopo. Il proposito di bruciarle.
Ma, qualche settimana dopo, ti convincerà a farne delle altre ancora tra gli scaffali più remoti di una biblioteca pubblica. E non dovrà insistere molto”.
(Girls – Girls, 2003)