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Saturday, May 28, 2005
La pianista - Elfriede Jelinek



“Poi il sangue comincia a sgorgare con un fiotto potente, le gocce colano, scorrono, si mescolano con le loro compagne e formano un incessante rivoletto di sangue. I vari rivoletti si uniscono e creano un fiume rosso che scorre regolare e rassicurante. Con tutto quel sangue, non riesce più a vedere che cos’ha tagliato. Era il suo corpo, eppure anche qualcosa di terribilmente estraneo […] il basso ventre e la paura sono suoi amici e alleati, si presentano quasi sempre insieme. Se uno di questi due amici s’insinua nella sua mente senza bussare, può star sicura che l’altro non è lontano. La madre può si controllare di notte che le sue mani rimangano sopra la coperta, ma per tenere sotto controllo la paura, dovrebbe prima scoperchiarle il cranio e poi raschiarle via la paura di propria mano”.

 

Elfriede Jelinek, nata nel 1946 a Muerzzuschlag, in Stiria, conduce una vita decisamente schiva e solitaria tra Vienna e Monaco di Baviera. Ha studiato storia dell'arte, teatro e lingue, nonché pianoforte e composizione al Conservatorio di Vienna. Recente vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2004, ha al suo attivo molti altri riconoscimenti letterari come il "Georg Buechner" e il premio Heine.

“La pianista” (Die Klavierspielerin, 1983) è il romanzo più famoso della scrittrice austriaca, anche grazie al riuscito film diretto da Michael Haneke con un’intensa Isabelle Huppert e vincitore a Cannes nel 2001. La storia ruota intorno al rapporto asfissiante ed esclusivo che lega la protagonista Erika Kohut (concertista fallita e insegnante del conservatorio di Vienna) alla madre. Una reciproca ossessiva dipendenza dove odio e amore si fondono costantemente fino a non riuscire più a distinguere un sentimento dall’altro, non opposti, ma consequenziali in un avvicendamento senza regole e tempi da rispettare. Erika, nel suo tentativo di trovare riparo e sollievo alla squallida e claustrofobica quotidianità che la sta consumando, vive una sessualità incerta e malata sempre sospesa fra il voyeurismo e una tendenza masochista che si spinge fino all’autolesionismo e alle automutilazioni. Così, se di giorno riesce a nascondersi dietro una maschera di perbenismo tipica dell’impeccabile e bigotta media borghesia viennese, di notte si lascia trasportare dalle sue fantasie fino a frequentare i peep-show di periferia, i cinema porno e gli squallidi locali a luci rosse di una Vienna sembra aver smarrito per sempre il fasto e la lucentezza del suo passato imperiale. Niente sembra poter intaccare il rapporto madre-figlia e interrompere il ripetitivo flusso delle giornate, fino a quando nella vita di Erika irrompe un giovane allievo che si innamora di lei. Incapace comunque di mantenere viva una relazione “normale” Erika finisce con mostrare al suo giovane amante il lato oscuro dei propri desideri scatenandone l’aggressività con il risultato di finire in un labirinto senza via d’uscita di sadismo e masochismo dove la classica relazione sentimentale insegnante-allievo si trasforma nell’altrettanto classico rapporto schiava-padrone.

La narrazione procede lungo tutte le pagine del libro con un ritmo musicale e incalzante. Priva di scontati sentimentalismi, la scrittura della Jelinek (ben supportata da un utilizzo efficace di vivide metafore) procede rigorosa e tagliente e riesce nell’intento di lasciare più volte sbigottito il lettore di fronte alla potenza delle immagini e alla forma e forza devastante che solo una passione spinta oltre i limiti può generare (“Una prosa misurata, perfetta, priva di cedimenti” – Publishers Weekly, “Un libro spiazzante, crudele, necessario” – La Repubblica).

 

Elfriede Jelinek

La pianista, 312 pagg

ES (Collana “Biblioteca dell’Eros”)

Posted at 01:08 am by F.P.

 

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