“…mi sono svegliato alle cinque del pomeriggio, dopo una siesta senza sogni. Se non sogno mi incazzo. Sono abituato a ripensare al sogno che ho fatto tutte le volte che mi sveglio, come chi ha l’abitudine di cagare tutte le mattine: se un giorno si alza e non caga vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. E poi, ricordare i sogni è molto utile. E non sto parlando della top ten di Sigmund Freud: mi riferisco al sogno in quanto oracolo, quella dimensione del sogno accessibile solo a chi crede che la ragione illuminata sia il più assurdo degli essoterismi o forse anche la più barocca delle religioni”.
“Il meglio che possa capitare a una brioche” (2001) è il brillante libro d’esordio del catalano Pablo Tusset. Un giallo decisamente sopra le righe e lontano dai canoni tradizionali della scrittura di genere dove la tensione narrativa è spesso allentata da battute sagaci e caustica ironia tesa a demolire senza pietà qualsiasi persona o oggetto di culto. Tusset si rivela abilissimo nel tratteggiare le figure dei suoi personaggi fra i quali spicca la caratterizzazione di Pablo Miralles, protagonista e voce narrante del romanzo. Un poco più che trentenne con il fisico appesantito e uno sfacciato interesse per le droghe leggere, le donne e la vodka. Pecora nera della ricca famiglia si trova ad improvvisarsi detective per indagare sulla scomparsa dell’irreprensibile fratello Sebastian soprannominato The First. Sullo sfondo una serie di strani personaggi e una stupenda Barcellona (quasi sempre notturna) in perenne movimento e alquanto misteriosa che sintetizza tutti i pregi e difetti delle grandi metropoli.
La narrazione è leggera e piacevole, il ritmo incalzante e frenetico. Un susseguirsi irresistibile di suspense, colpi di scena, dissertazioni pseudo filosofiche e un pizzico di new age. Successo di pubblico e critica (stranamente concordi) e pareri entusiasti da parte di famosi colleghi del calibro di Manuel Vázquez Montalbán che, come si legge in quarta di copertina, ha definito l’opera prima di questo ex informatico come “Il romanzo più interessante e divertente che abbia letto negli ultimi tempi: un occhio capace di calamitare tutte le informazioni, tutta la cultura, tutta la nostalgia per modi di stare al mondo irrimediabilmente perduti."
Pablo Tusset
Il meglio che possa capitare a una brioche, 310 pagg
Feltrinelli (Universale economica)