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Monday, May 02, 2005
L’oscura immensità della morte – Massimo Carlotto



“L’imputato aveva il labbro spaccato, gli occhi pesti, il naso rotto e gonfio con due tamponi emostatici che spuntavano dalle narici e lo costringevano a respirare con la bocca…la bocca gli faceva male, i pugni degli sbirri gli avevano fatto saltare qualche dente e si era morso la lingua quando gli avevano strizzato i testicoli.”

 

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive a Cagliari, scoperto da Grazia Cerchi (scrittrice e critica letteraria), il suo esordio narrativo risale al 1995 con il romanzo di grande successo Il fuggiasco (dal quale è stato tratto un film) pubblicato dalle edizioni e/o.

Il mondo di Carlotto è popolato di personaggi che non hanno molto da chiedere alla vita, disperati e senza speranza nel futuro dove le illusioni a lungo covate si sono trasformate in sconfitte e incubi. Dove il confine tra bene e male non è perfettamente delineato, ma è solo una sottile linea destinata ben presto a cancellarsi per invertire i ruoli e far si che i buoni diventino cattivi, le vittime predatori e viceversa.

Tematiche che ritornano anche nell’ultimo, intenso, romanzo dell’autore, L’oscura immensità della morte. L’ambientazione è la solita dei precedenti romanzi, il nord est ricco, annoiato e inquieto dove l’insoddisfazione e l’alienante ripetitività del quotidiano ha provocato lo smarrimento di qualsiasi fondamento etico e punto di riferimento morale.

Nel corso di una rapina Raffaello Beggiato, spietato e cocainomane,  prende in ostaggio una donna e il figlio di otto anni e li uccide. Immediatamente catturato e condannato all’ergastolo mentre il suo complice riesce a fuggire, dopo quindici anni di carcere e la scoperta di avere un tumore che lo sta uccidendo, decide di domandare la grazia per morire da uomo libero. Per conseguirla, tuttavia, è necessario ottenere il consenso dei familiari delle vittime. Chiede e ottiene di incontrare in carcere il padre e marito delle vittime che ha trascorso gli ultimi anni in completa solitudine, allontanandosi da una società da cui si sente tradito e convivendo con i fantasmi del suo passato che ogni sera lo tormentano quando guarda le foto scattate ai suoi cari dopo l’autopsia.

Carlotto, con la sua prosa secca ed essenziale, priva di qualsiasi artificio e mantenendo per tutta la durata del romanzo un linguaggio crudo e diretto, racconta la vicenda alternando i punti di vista dei due protagonisti Silvano e Raffaello come in un diario scritto a quattro mani e mostrando l’ambiguità e la falsità di una società alla deriva. Poche riflessioni (solo quelle essenziali), tanto ritmo e azione per un libro che non lascia spazio al facile pietismo, ma che pur nel suo cinismo non si abbandona mai alla violenza gratuita e fine a se stessa. Ciò che spaventa e impressiona non è tanto il sangue versato, le giovani vite interrotte senza motivo, quanto l’opprimente sensazione di morte e di inevitabile sconfitta che palpita fra ogni singola riga e lascia in bocca un gusto amaro e la constatazione che nulla è come appare e che bene e male non solo procedono sempre di pari spesso, ma finiscono sempre con il fondersi e confondersi.

 

Massimo Carlotto

L’oscura immensità della morte, 177 pagg

e/o



Posted at 05:55 pm by F.P.

 

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