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Wednesday, April 13, 2005
Martin Bauman - David Leavitt



“La verità era che, in seguito alla morte di mia madre, mi trovavo a dover affrontare per la prima volta il fenomeno stesso della mortalità dal quale la sua malattia, per strano che possa sembrare, mi aveva sempre protetto. Credo fosse proprio questo il motivo per cui quell’inverno continuai a sbattere contro i lampioni o a scivolare sul ghiaccio, per testare la mia immunità, per dimostrare che quello che era successo a mia madre non sarebbe mai successo a me.”

 

David Leavitt, laureato in letteratura alla Yale University, ha conosciuto la celebrità e raggiunto il successo nel 1984 quando aveva soltanto 23 anni grazie alla bellissima raccolta di racconti “Ballo di famiglia” (Family Dancing), storie tormentate di giovani delusi e della loro assoluta negazione di ogni minima speranza.

Dopo la pubblicazione della prima raccolta, critici e mass media si affrettarono a trovargli una connotazione ben definita e ad associare le sue opere a quelle di due altri giovani scrittori del calibro di Jay McInerney e Bret Easton Ellis per dar vita alla fortunata corrente letteraria del post-minimalismo.

Può sembrare che Leavitt sia uno di quegli autori che si limitano a scrivere sempre lo stesso libro limitandosi a mescolare le carte in tavola. In parte la considerazione è da ritenersi fondata, ma non va a discapito della qualità del prodotto. Leavitt è fedele ai suoi lavori, ai suoi personaggi, li coltiva, li fa crescere e cammina al loro fianco durante il loro processo di crescita e maturazione. Una valutazione che si può ritenere valida anche per “Martin Bauman”, classico romanzo di formazione che racconta la scalata verso il successo del giovane protagonista (aspirante scrittore e alter ego di Leavitt). Per raggiungere il suo scopo Martin si affida ai corsi di scrittura creativa tanto di moda negli anni ottanta e ai preziosi consigli di Stanley Flint, professore carismatico e famoso editor. Il supporto del quale non può tuttavia impedire le prime inevitabili delusioni, più o meno cocenti. La formazione letteraria procede di pari passo a quella umana che vede il protagonista fare i conti con la scoperta della propria omosessualità e la necessità di viverla apertamente affrontando emozioni e sentimenti quali la gelosia, la paura del rifiuto e delle malattie. Il tutto descritto da Leavitt con rara sensibilità e leggerezza che una volta di più confermano le sue doti artistiche e la raggiunta maturazione letteraria.

 

David Leavitt

Martin Bauman, 449 pagg

Mondadori (Collana “Oscar scrittori del novecento”)



Posted at 10:23 pm by F.P.

 

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