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Sunday, April 03, 2005
American Psycho - Bret Easton Ellis



“…penso ad altro mentre lei mi racconta di sé, del suo passato recente. Durante la narrazione, accenna ai tempi in cui le promettevo mari e monti. Non sopporto le rivelazioni, non me ne frega niente di ciò che non attiene al mio presente immediato…anni fa, quand’ero matricola ad Harward, una ragazza mi disse – La vita è piena di imprevisti, di innumerevoli eventualità. – Per poco non mi strozzavo poiché la birra mi andò di traverso nell’udire un simile luogo comune […] quella ragazza non visse tanto a lungo da iscriversi al secondo anno. Quell’inverno, il suo corpo fu ritrovato nel fiume Charles, decapitato. La testa pendeva dai rami bassi di un albero, a cui i capelli si erano aggrovigliati, qualche chilometro più a valle. Le mie rabbie, quand’ero studente ad Harward, erano meno violente di quelle attuali, ed è vano sperare che il disgusto mi passi. Non c’è proprio verso”.

 

American Psycho (1991) rappresenta senza dubbio lo zenit narrativo di Ellis. Pubblicato dopo alcune vicissitudini editoriali dovute al rifiuto dell’opera da parte della casa editrice che aveva già pagato all’autore un cospicuo anticipo, è sicuramente un romanzo sconvolgente. Un testo che può creare profonde e contrastanti reazioni nel lettore per il cinismo e la spietatezza, ma che al tempo stesso riesce a coinvolgere e a stimolare la lettura.

Con quest’opera, Ellis mette in scena un viaggio senza possibilità di ritorno nella follia, nell’orrore. Pazzia che aumenta a mano a mano che il libro procede fino ad esplodere completamente verso la fine, dove ci si rende conto che il protagonista è oramai prigioniero di se stesso e dei propri incubi visionari. Con il solito stile ineccepibile, una precisione quasi chirurgica nella scelta degli espedienti narrativi ed una prosa adulta, mai ridondante e auto referenziale, l’autore consegna un trattato sociologico dove le paure dell’inconscio e l’incomunicabilità umana sono messe impietosamente a nudo. Ellis, tramite un utilizzo delle descrizioni analitiche e minimaliste, a tratti esasperante, ma funzionale allo scopo prefissato mette a confronto due diversi tipi d’orrore. Quello degli omicidi, del sangue e delle perversioni più efferate perpetrate dal protagonista senza rimorsi e quello del clima di totale amoralità e disimpegno della società e dei comprimari che lo circondano. Forse è proprio questo secondo aspetto il più terribile, quello che terrorizza maggiormente. La solitudine di un mostro fra mostri peggiori di lui, che vivono nell’indifferenza, nella più totale amoralità e superficialità. Il tutto condito da un humour nero a tratti involontario e marcatamente fumettistico.

 

Bret Easton Ellis

American Psycho, 517 pagg

Einaudi (Collana “Tascabili”)



Posted at 10:20 pm by F.P.

 

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