“Non sono sempre stato buono con lei, anzi, di solito ero un figlio di puttana. La amavo tanto e non sapevo cosa fare. Invece di darle ciò che sentivo, di colmarla di quell’amore aspro, me lo inghiottivo. E’ una cosa che non riesco ancora a capire: il suo amore mi arrivava senza problemi, il mio invece non fluiva verso di lei. Credo che il suo amore reprimesse il mio. Lei e il suo amore formavano una sostanza densa in cui il mio amore e io rimanevamo impantanati, allora diventavo una furia e lei non riusciva a capirlo. L’ho trattata male molte volte perché ero disperato ma l’amavo più della mia stessa vita e quando se n’è andata la mia vita si è spenta.”
Fin dal suo esordio letterario, Efraim Medina Reyes ha preso decisamente le distanze dagli stereotipi tipici della letteratura latinoamericana e da scrittori come García Marquez accusandoli di essere solamente il frutto di abili operazioni di marketing.
“C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” si presenta come una raccolta di frammenti di vita e pensieri del protagonista Rep (diminutivo di Reptil), a cui si aggiungono alcune pagine dedicate ai miti musicali di Rep e alle loro storie senza lieto fine (Vicious e Nancy e Kurt Cobain), ma lo stesso Medina ha precisato che “Rep non vuole autodistruggersi, almeno non nel senso tragico, letterale ed esistenziale delle rock star che ammira: si limita a trasformare in cinismo e ironia ciò che si suppone debba essere serio e doloroso. L’umorismo è il suo antidoto, la sua unica via d’uscita”.
Il protagonista vive tra la Città Immobile (Cartagena) e una Bogotà che ricorda da vicino certe metropoli americane, indossando costantemente la maschera da antieroe cresciuto in strada e temprato dalle difficoltà della vita, ma vulnerabile se si parla d’amore da quando una ragazza lo ha lasciato. Le pagine scorrono veloci parlando di donne, di conquiste e sesso, fra una sbronza e l’altra insieme agli strani personaggi che accompagnano Rep nelle sue avventure e si lasciano coinvolgere in imprese assurde come la stesura di una sceneggiatura e la realizzazione del relativo film.
Colonna sonora dell’intero romanzo è la musica punk e grunge che, pagina dopo pagina, cammina a braccetto con i sogni, le illusioni e le inevitabili sconfitte quotidiane che portano Rep a difendersi con l’unica mossa che ritiene possibile. Uccidere l’amore, in senso astratto, per ritrovare la pace con se stesso. Nichilismo, sesso, musica, una vita sempre di corsa e sempre in bilico non sono certo temi nuovi, ma il pregio di Medina è quello di averli affrontati in un modo nuovo e assolutamente non prevedibile.
Lo stile di Medina, infatti, è una volontaria rivolta nei confronti delle tradizioni, di luoghi e personaggi oramai datati e troppo legati al passato. La sua scrittura è un cocktail azzeccato di ferocia e dolcezza dove comicità e disincanto si alternano a momenti di riflessione profondi e sinceri.
Medina Reyes Efraim
C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo, 173 pagg
Feltrinelli (“Collana “Super universale economica”)
Posted at 10:05 pm by F.P.