Stepping Stone

ESISTONO DUE CATEGORIE DI LIBRI: I LIBRI PER ADESSO E I LIBRI PER SEMPRE






rss feed



Friday, April 01, 2005
Raymond Carver - L'arte di raccontare



Il successo di Raymond Carver, soprattutto dopo la sua morte, ha dato vita in pochi anni a diversi tentativi d'emulazione che non hanno fatto altro che esaltarne una volta di più lo stile supremamente oggettivo e freddo, sempre immerso nella realtà circostante, e il sorgere di scuole di scrittura frequentate da aspiranti scrittori di short stories affamati di minimalismo e pulizia di scrittura.

Carver era nato, e ha sempre vissuto tranne che per brevi periodi, in un ambiente lontano dall’America dei grattacieli, del consumismo e del “tutto e subito” che riempie l’immaginario collettivo. I luoghi che l’hanno accompagnato lungo la sua produzione letteraria e che sono sempre stati fonti d’ispirazione nonché parte integrante della scenografia, sono quelli della provincia, paesi e agglomerati sociali dove i problemi del quotidiano non hanno niente a che vedere con il ritmo frenetico delle grandi città. I drammi e le gioie si consumano all’interno di case con piccoli giardini e barbecue, dove le famiglie devono lottare ogni giorno con conti da pagare, disoccupazioni e precarietà. Dove le coppie litigano, si rappacificano e si lasciano mentre si cerca di “tirare avanti”. I mariti bevono e perdono il lavoro, le donne si disperano e cercano conforto appoggiandosi a qualsiasi cosa possa essere di sostegno.

Carver ha avuto grande seguito e riconoscimenti perché è stato il primo a raccontare un’America diversa, costruita non solo di successi e imprese che lasciano il segno. Ha ambientato le sue storie in un paese dove ogni giorno si lotta per raggiungere piccole soddisfazioni, conquiste apparentemente insignificanti  (cose piccole, ma buone) con fatica, sudore e disperazione. I suoi racconti sono piccole tragedie in poche battute, solitudini da sobborgo urbano, incomprensioni, oscuri rancori, menage stanchi, psicodrammi familiari, il tutto annegato nella birra, nel whisky, episodi dove striscia sempre una sottile, ma inquietante angoscia che, come un brivido gelido, si fa strada lungo le coscienze dell'America degli sconfitti. Protagonisti sono uomini e donne con poche qualità, appartenenti alla piccola e media borghesia, il più delle volte mediocri e squallidi non tanto dal punto di vista materiale, quanto da quello morale.

I suoi personaggi hanno quasi sempre il ruolo di comparse, nella struttura del racconto così come nella vita, si presentano sul palcoscenico all’improvviso per dire la loro battuta e poi se ne vanno, silenziosamente come sono arrivati, ma riuscendo ugualmente a rimanere impressi nella mente e negli occhi del lettore.

Carver racconta un mondo che conosce bene, perché lui stesso ne ha fatto parte prima di raggiungere il successo e la fama. Un matrimonio fallito, due figli sfortunati arrivati troppo presto, una lunga battaglia con l’alcol, un’infinità di bancarotte e fallimenti, traslochi, lavori umili, frustrazioni.

Uno degli aspetti delle sue opere che colpisce fin dalla prima lettura, è senza dubbio l’assenza di metafore. Ciò che è scritto, raccontato, è ciò che Carver vedeva ogni giorno. Un proposito, il suo, quasi teso a voler rappresentare il silenzio ed evidenziare il carattere del tutto non epico dei personaggi che si sforzano non di vivere, ma di sopravvivere.

Il linguaggio adottato è, una volta di più, l’attestato di quanto Carver fosse legato alle sue radici e al reale. Un linguaggio senza fronzoli o artifici che mirino a incantare il lettore, poiché il parlato di ogni giorno ne è totalmente privo a livello strutturale. Carver si legge senza difficoltà, scorrevole e fluido e senza particolari e significative differenze tra le parti puramente discorsive e i dialoghi che sono posti sullo stesso piano.

Il tutto è tratteggiato con uno stile inconfondibile, una prosa scabra ed essenziale. Costruita di frasi brevi, periodi con poche subordinate (soggetto, predicato, complemento, punto) e un linguaggio che pesca a piene mani nel quotidiano, una narrazione che difficilmente va oltre le dieci pagine per racconto.

La prosa è ridotta al basilare, circoscritta e mai ridondante. La punteggiatura è sempre disposta con accuratezza, studiata in modo tale da creare ad arte pause, sospensioni, attesa e speranza.

“…la cosa che volevo fare con i miei racconti: mettere in fila le parole giuste, le immagini precise, ma anche la punteggiatura esatta e appropriata per far sì che il lettore fosse attratto e coinvolto all’interno del racconto fino a essere incapace di distogliere lo sguardo dal testo, a meno che non gli andasse a fuoco la casa attorno. Chiedere alle parole di assumere la forza delle azioni…l’idea di scrivere in modo chiaro e con sufficiente autorità da invogliare e trattenere il lettore mi è rimasta. E' ancora oggi uno dei miei obiettivi primari".

E’ proprio la dimensione del racconto, quella più congeniale a Carver e, a questo proposito, il suo mentore ideale può essere considerato, senza paura di smentite e per sua stessa ammissione, Anton Cechov, che nella sua variegata produzione letteraria annovera un gran numero di racconti brevi, affascinanti e innovativi testi teatrali, ma nessun romanzo vero e proprio. Ammirava anche Hemingway e John Cheever, a loro volta importanti e significativi scrittori di racconti brevi. A proposito della sua scelta di dedicarsi al racconto e di non cimentarsi in un’opera più articolata e complessa come un romanzo lo stesso Carver ha confidato di adorare “…il salto rapido che c’è in un buon racconto, l’emozione che spesso ha inizio sin dalla prima frase, il senso di bellezza e di mistero che si riscontra nelle migliori storie; e il fatto…che un racconto si può scrivere e leggere in una sola seduta (proprio come una poesia)…non possiedo quel tipo di memoria capace di far rivivere intere conversazioni complete di tutti i gesti, tutte le sfumature del discorso reale…”, cioè tutto quanto è richiesto nella strutturazione di un romanzo.

Carver è sicuramente un maestro nel fissare i paletti che determinano la struttura narrativa dei suoi racconti. Parte dalle piccole cose per arrivare a dipingere immagini grandiose e di enorme potenza che  costituiscono l'essenza indiscussa della poesia quotidiana. Niente di speciale sembra accadere in questi racconti, l’attenzione è concentrata su eventi minimi, quotidiani. In ogni racconto si ha l’impressione che il mondo si sia fermato, i personaggi paralizzati nel loro senso di inadeguatezza nei confronti della vita. Tuttavia, pur non succedendo niente, si viene a creare ugualmente una tensione, un’inquietudine che tiene incollato il lettore fino alla fine.

Grande importanza, pertanto, riveste il senso dello scorrere del tempo, non tanto analizzato nella sua relatività e misurabilità, quanto nella visione di territorio fertile dove attesa e sviluppo degli eventi si concentrano, sviluppandosi a poco a poco.

Carver racconta le sue piccole storie variando continuamente prospettive e punti d’osservazione,  animando oggetti, dando voce  al mondo minimo e nascosto, tralasciando i facili giudizi d’ordine morale. Le descrizioni di ciò che accade (o non accade) non conferiscono dinamicità, al contrario fissano il momento, lo frammentano riducendolo a fotogrammi, fotografie.

Carver, inoltre, non sentiva il bisogno di dilungarsi eccessivamente sulla personalità dei suoi protagonisti, concedendo al lettore una libertà assoluta di giudizio e interpretazione ( A dimostrare la veridicità di tale affermazione è sufficiente la considerazione della quasi totale mancanza di verbi di pensiero).

Da un punto di vista stilistico e della strutturazione del testo, Carver non era mai del tutto soddisfatto dai risultati ottenuti,  sottoponendo di conseguenza i suoi racconti ad un lavoro enorme e faticoso di editing e limatura. Un’operazione minuziosa di taglio e cucito con il fine ultimo di sgombrare il tema principale dei racconti da tutto il superfluo. Partendo da questi presupposti, si può facilmente comprendere come l’impressione di estrema essenzialità che si ricava leggendo i suoi scritti, non sia un risultato casuale, bensì scaturisca da un impegno non comune di riscrittura e desiderio di perfezione stilistica e concettuale.

Un’ultima considerazione riguarda l’atteggiamento di Carver nei confronti dell’uomo. Nonostante la facciata impenetrabile, a tratti eccessivamente lontana, dura e disincarnata che a primo impatto è facile percepire, si tratta di uno sguardo che s’illumina anche se tenuemente e in modo velato di compassione, di speranza. La collocazione dell’attenzione sull'assenza di valori, sul disorientamento, e su un marcato e indiscutibile fatalismo è il mezzo che utilizza Carver per farci capire quanto l’essere umano gli stia a cuore, con i suoi difetti e le sue (poche) virtù.  In questa sua posizione è possibile connotare l'origine dell'amarezza e della disillusione dei suoi racconti e, forse proprio per questo motivo, è diventato un classico e una lettura impedibile. Non c’è mai stata, da parte di Carver, la presunzione e l’affermazione di voler insegnare, ma alla resa dei conti è quello che fa, senza tuttavia pontificare o ergersi a depositario della verità.

“Era la metà di agosto e Myers era sospeso a metà tra una vita e l'altra. L'unica differenza, rispetto alle altre volte, era che questa volta non beveva. Aveva appena passato ventotto giorni in un centro di disintossicazione. Ma proprio in questo periodo a sua moglie era saltato il ticchio di mettersi insieme a un altro ubriacone, un loro amico. Il tizio era da poco riuscito a procurarsi dei soldi e andava dicendo che voleva investirli in un bar-ristorante nella parte orientale dello stato.
Myers aveva telefonato alla moglie, ma lei gli aveva attaccato il telefono in faccia. Non gli voleva neanche parlare, figuriamoci lasciarlo avvicinare a casa. Aveva messo di mezzo un avvocato e aveva ottenuto dal tribunale una diffida nei confronti del marito. E così lui si prese un po' di cose, salì su un autobus e se ne andò a vivere vicino all'oceano in una casa di proprietà di un tale di nome Sol che aveva messo un annuncio sul giornale”.

(Call if You Need Me - Se hai bisogno chiama, 2000)  


Posted at 09:39 pm by F.P.

 

Leave a Comment:

Name


Homepage (optional)


Comments




Previous Entry Home Next Entry