“Stavo il più del tempo fuori da Roma, in quel paese, e con Silvia ci si telefonava tutti i giorni perché, non l'ho ancora detto, io amo Silvia come un ragazzo. È possibile? Sì, è possibile. Nonostante l'amante? Sì, nonostante l'amante. Che amavo come un vecchio e non come un ragazzo. All'inizio della mia relazione Silvia si disperò, poi, piano piano, sembrò accettarla e quando me ne accennava io non sapevo cosa dire, paralizzato dal silenzio, frutto di ciò che consideravo colpevole nei confronti di Silvia. Anche qui siamo nel banale. Quando Silvia accennava a qualcosa e trovavo la voce di rispondere dicevo: "non esistono diritti di esclusiva tra le persone" una evidente bugia; su cui però costruivo un intero comportamento, saggio, sociale e cinico. Senonché sapevo benissimo che di noi due, me e Silvia, nessuno dei due era veramente cinico e non lo sarebbe mai stato. Questo il prologo del fatto. Il fatto invece fu che, una sera, squillò il telefono nella nostra casa di Roma. Silvia rispose. Con disinvoltura perfetta disse: "Scusami un momento, passo all'altro apparecchio" e se ne andò in camera a parlare per un bel po'. Tornò, le chiesi chi era.”
“L’odore del sangue” fu scritto da Parise nel 1979, poco tempo dopo essere stato colpito da un attacco cardiaco. A romanzo terminato Parise si preoccupò di sigillarlo e di nasconderlo in un cassetto dove rimase per molti anni. Fino al 1986 quando nuovi problemi di salute debilitarono ulteriormente l’autore che si decise a rivedere la sua opera. Decisione tardiva perché la morte sopraggiunse nel giro di un paio di mesi. Proprio per questo motivo “L’Odore del sangue” ha il ritmo tipico delle composizioni scritte di getto, con impeto, un ritmo incalzante e serrato dove non c’è spazio per la riflessione e dove le emozioni, le passioni e i sentimenti non fanno in tempo a sedimentare per concedere alla scrittura pause e cali di tensione. Una narrazione che si potrebbe considerale simile ad una lunga confessione o ad una seduta di psicoanalisi.
La storia è semplice, si svolge sul finire degli anni settanta e racconta l'ossessione di un marito cinquantenne che, dopo aver tradito la moglie Silvia, si ritrova a fare i conti con “l’odore del sangue” quando scopre che anche lei lo tradisce con un ragazzo di vent’anni più giovane, un fascista della Roma bene alla quale gli stessi protagonisti appartengono. Il protagonista e voce narrante si accorge all’improvviso di desiderare ancora la moglie, di provare gelosia nei suoi confronti e in un istinto quasi masochista cerca di conoscere la vita sessuale della moglie nei minimi dettagli. E’ l’inizio di una tragedia annunciata dove Eros e Thanatos diventano, pagina dopo pagina, i veri protagonisti della vicenda. O, quanto meno, procedono affiancati a Silvia che, affidandosi solamente all’istinto e consapevole dell’ineluttabilità del destino, si abbandona ad una passione malata e senza possibilità di redenzione.
“L’odore del sangue” è un romanzo dove nulla si concede al compiacimento estetico, dove le parole sono affilate e taglienti come solo il desiderio e l’ossessione possono risultare. Dove l’unica scelta possibile rimane quella di abbandonarsi alla vita con un sentimento di colpevolezza che solo la morte può cancellare.
Goffredo Parise
L’odore del sangue, 233 pagg
Rizzoli (Collana “Bur. Scrittori contemporanei”)
Posted at 09:02 pm by F.P.