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Thursday, April 28, 2005
Irvine Welsh – Scrittura acida



Irvine Welsh è nato a Edimburgo nel 1961 e prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura ha fatto un poco di tutto abbracciando la filosofia punk, provando la carriera di musicista e sperimentando droghe di vario genere nella Londra in pieno fermento degli anni settanta. Solo al suo ritorno in Scozia, sul finire degli anni ottanta, è nata in lui la convinzione di avere qualcosa da dire e così, dopo essersi laureato alla Herriot-Watt University, decide di cominciare a scrivere seriamente.

Il suo esordio come scrittore, datato 1993, è di quelli che lasciano il segno. La sua opera prima “Trainspotting”, infatti, si rivela immediatamente un clamoroso e per certi versi inaspettato successo di vendite e critica. Con un linguaggio innovativo, sboccato a tratti violento, ma condito da una feroce ironia, Welsh si fa portavoce di una generazione arrabbiata e ribelle meritandosi l’accostamento a Céline. Non c’è l’intento di fornire alcun principio morale o di elaborare un tentativo di denuncia sociale, non è come molti hanno insinuato un inno e un’esortazione all’uso di droghe, ma solo il resoconto dettagliato dello stile di vita di un gruppo di giovani alle prese con problemi di lavoro, d’amore e sesso. Con le difficoltà e le tragedie tipiche di una vita spinta all’eccesso e sempre sul punto di raggiungere il punto di non ritorno.

E’ dell’anno successivo la raccolta di racconti “Acid House”. Ventuno storie che sono l’ideale prosecuzione del percorso narrativo di Welsh. Il linguaggio e sempre il medesimo, genuino e tagliente così come l’umorismo per nulla consolatorio, al contrario brutale e a tratti quasi irritante. Così come i personaggi, una fauna variopinta ed eterogenea di perdenti, tossici, sesso dipendenti e trasgressivi. Una raccolta veloce e ricca di trovate fulminanti, in bilico fra realtà e finzione dove il segreto è quello di non credere mai a ciò che si vede, perché l’inversione dei ruoli è sempre dietro l’angolo.

“Ecstasy” si divide in tre romanzi brevi dove protagonista è sempre una società alla deriva che lotta con tutte le sue forze nel tentativo di opporre resistenza al lento processo di disgregazione dei propri sogni e ideali. Per sopravvivere si ricorre alla droga che sembra rappresentare l’unico salvagente cui aggrapparsi per non lasciarsi travolgere dalla noia e dai problemi della vita quotidiana. Tuttavia anche le anfetamine risultano surrogati insufficienti e provvisori allorquando ci si deve scontrare con una realtà precaria fatta di crisi d’astinenza ed espedienti non sempre legali. Nell’inferno della vita sulle strade, in mezzo a verità che colpiscono alla bocca dello stomaco togliendo il fiato, Welsh conduce i suoi personaggi alla ricerca di risposte in grado di sorreggerli nei momenti più difficili. La narrazione segue degli schemi cinematografici, procede a fotogrammi veloci e spiazzanti, caratterizzati da una colonna sonora hardcore ossessiva e urlante.

Forse il migliore dei suoi romanzi, “Il lercio” racconta la storia di un personaggio indimenticabile, Bruce 'Robbo' Robertson, sergente della polizia di Edimburgo dedito alle più svariate passioni, ma sempre spinte all’eccesso…cibo, alcol, sesso e droghe. Linguaggio, se possibile, ancora più forte rispetto alle opere precedenti e una trama che non procede lungo i canonici binari del thriller. Infatti, anche se al protagonista capita di dover indagare sulla misteriosa morte del figlio dell’ambasciatore del Ghana, non è questa la situazione che più attrae lungo le quasi quattrocento pagine del libro, bensì le molteplici e quasi mai legali attività collaterali del sergente che non si tira mai indietro di fronte a nessuna occasione anche se il prezzo da pagare risulta salato.

Con il romanzo “Tolleranza Zero”, un nuovo tormentato protagonista si affaccia nella galleria di personaggi sopra le righe creati da Welsh. Roy Strang è in coma da due anni e vuole restarci nonostante i suoi parenti cerchino di risvegliarlo facendogli ascoltare le colonne sonore di 007 (“…nel mio mondo segreto, posso scoparmi chi voglio io, ammazzare chi mi pare, no no no, niente di quella roba, posso fare le cose che avrei voluto fare, le cose che ho cercato di fare lassù, nel mondo vero. Indietro non si torna. E comunque, questo mondo per me è vero a sufficienza, e me ne resterò qui fuori dai piedi, dove non possono venire a scovarmi…").

Durante il suo “Sonno” Roy rivive tutte le esperienze che hanno segnato in modo indelebile la sua esistenza e innescato un senso di colpa impossibile da superare. Il tentativo di riscatto passa attraverso la lotta immaginaria e visionaria con il marabù, uccello rapace che sta a simboleggiare gli istinti più bassi e malvagi dell’umanità. Un libro costruito come un film dal montaggio incalzante, fatte di sequenze allucinate e psichedeliche. Un’alternanza di fotogrammi che appaiono all’improvviso e svaniscono altrettanto velocemente le une dentro le altre. Nonostante l’atteggiamento comprensivo nei confronti del suo protagonista e il solito compiacimento nella descrizione delle scene più violente, Welsh questa volta esprime una condanna senza appello nei confronti della violenza e della brutalità tipica di una generazione allo sbando e si preoccupa di avvisare il lettore che non c’è possibilità di riscatto o speranza per “i cattivi” che sono destinati a perdere senza possibilità d’appello.

Il tema dell’amicizia era già stato in un certo qual modo toccato in “Trainspotting”, ma diventa prioritario nel romanzo “Colla”. Ambientato come il solito nella squallida periferia di Edimburgo, racconta il percorso di formazione di quattro “cattivi ragazzi”. Le risse, la droga, il sesso, esperienze che condividono, che rende prima unito il gruppo e poi finisce inevitabilmente per separarlo. Ma non per sempre, perché c’è qualcosa che prima o poi ritorna, una sensazione di appartenenza, una “colla”, che tiene comunque uniti perché quando l’amicizia è vera e sincera non si cancella mai.

Ed è quello che più o meno succede anche nel seguito di “Trainspotting”. Con il suo ultimo libro “Porno”  Welsh, infatti, torna sul luogo del delitto e mostra con la stessa impietosa e caustica lucidità cosa è successo dieci anni dopo la fuga dei Rent Boy ai protagonisti del suo primo successo. Così come in “Trainspotting” l’autore alterna le voci narranti dei protagonisti pur senza mai interrompere il flusso narrativo, riuscendo al contrario a calarsi perfettamente nelle complessa personalità dei singoli personaggi fino a tracciarne un profilo psicologico profondo e intenso. Non sembra nemmeno che siano passati dieci anni dal primo libro, i personaggi un poco invecchiati ma sempre fedeli alle loro convinzioni, il linguaggio è sempre forte, veloce e i dialoghi perfetti nella loro semplicità.

Un linguaggio che a molti può dare fastidio, ma che sembra essere l’unico possibile per raccontare le storie di Welsh. Ed è lo stesso autore, in una intervista che spiega questa sua scelta. “Non posso farci niente. Sono i personaggi che mi appaiono con quelle voci. Sono loro a determinare la lingua con cui parlano. Scrivo perché mi sono accorto che la gente è annoiata dalla mancanza di sostanza di letteratura borghese…ciò che veramente volevo - quando ho scritto il libro- era esprimere la rabbia davanti alla morte di persone con le quali ero cresciuto (Virus, 1997).”

 

“…la prima volta che ho fatto l’amore con Heather avrei dovuto farmi di E. Con le sconosciute funziona alla grande, le barriere crollano, con il risultato che l’amore con una sconosciuta, sotto E, diventa fantastico. Con una che si ama, invece, le barriere dovrebbero già essere cadute comunque, per cui la chimica non dovrebbe fare nessuna differenza.”

(Ecstasy: Three Tales of Chemical Romance -  Ecstasy, 1997)  


Posted at 08:35 pm by F.P.

 

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