“Lo scrittore che mi ha influenzato piú di ogni altro” (Stephen King)
“Per le legioni di lettori delle sue storie Richard Matheson, come Robert Neville, è già leggenda" (Valerio Evangelisti)
“Richard Matheson merita il nostro tempo, la nostra attenzione, e un grande affetto” (Ray Bradbury)
Nato il 20 febbraio 1926 ad Allendale nel New Jersey, Richard Matheson vive a Brooklyn fino al conseguimento del diploma presso la Brooklyn Technical High School (1943) e poi si trasferisce nel Missouri per studiare giornalismo.
Il suo esordio letterario risale al 1950 quando la rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction pubblica uno dei suoi racconti più belli e angoscianti “Nato d’uomo e di donna” (“Born of man and woman”). L’anno successivo si trasferisce in California dove incontra la donna che diverrà sua moglie e che gli suggerirà l’idea per un nuovo racconto “Fiamma frigida” che, in seguito, verrà ampliato e sviluppato dando vita al romanzo “Cieco come la morte” (“Someone Is Bleeding”). Sempre negli anni del suo soggiorno californiano frequenta il gruppo dei “Fictioneers”, animato da scrittori accomunati dalla passione per il genere poliziesco, e si cimenta egli stesso nella stesura di alcuni racconti gialli (“Fury on Sunday” e “Ride the Nightmare”).
E’ del 1954 il suo romanzo più famoso “Io sono leggenda”, mentre due anni dopo viene pubblicato “Tre millimetri al giorno” (“The Shrinking Man”) il cui successo di pubblico e critica attira l’attenzione della Universal che si affretta ad acquisirne i diritti per la trasposizione cinematografica (”Radiazioni BX distruzione uomo”).
La produzione di Matheson non si ferma a racconti e romanzi, ma comprende frequenti incursioni (con risultati decisamente ottimi) nel cinema e nella televisione. Sono sue, infatti, le sceneggiature di alcuni fra i migliori episodi della serie televisiva “The Twilight Zone” (“Ai confini della realtà”) e di “Star Trek”. Da ricordare anche la sceneggiatura per il primo grande successo di Stephen Spielberg “Duel” (tratto da un racconto dello stesso Matheson).
Nel corso della sua lunga carriera (numerosissimi i premi che gli sono stati riconosciuti, ed è sufficiente citare l’Edgar Allan Poe e il Bram Stoker alla carriera) è stato anche sul punto di collaborare con Alfred Hitchcock per il film “Gli uccelli”, ma il progetto si concluse con un nulla di fatto perché il regista non era d’accordo con l’idea di Matheson di non mostrare mai gli uccelli per l’intera durata del film.
E’ difficile inquadrare le sue di Matheson in un genere piuttosto che in un altro poiché la sua narrativa si può definire come un cocktail riuscito fra diversi scenari letterari. Uno scrittore “moderno” e imprevedibile che, pur privilegiando le tematiche legate alla fantascienza e al soprannaturale, non s’è mai dimenticato di ambientare le sue storie in situazioni pervase da un rigido realismo e conferendo loro una paradossale plausibilità grazie all’enorme lavoro di ricerca effettuati prima della stesura dei testi e alle frequenti dissertazioni pseudo scientifiche.
Il linguaggio adottato e secco, freddo, a tratti didascalico. Una scrittura che non si lascia mai tentare da inutili virtuosismi e artifici letterari.
Quando si cimenta con il genere horror, Matheson prende drasticamente le distanze dagli stereotipi del genere. La tensione, l’angoscia e l’orrore scaturiscono non da situazioni straordinarie, ma dalla vita di tutti i giorni. Il terrore inizia all’interno di una apparentemente tranquilla situazione familiare, arriva dalla televisione o da avvenimenti a prima vista banali. Ed è proprio questa sua caratteristica che, oltre ad affascinare milioni di lettori, ha influenzato uno scrittore del calibro di Stephen King. La capacità di raccontare storie terribili e angoscianti non più focalizzando l’attenzioni su mostri o personaggi irreali, ma sull’uomo.
Come già anticipato, il romanzo più famoso di Matheson è senza dubbio “Io sono leggenda” (dal quale sono stati tratti anche due film, ma tutt’altro che memorabili) che nonostante siano passati oramai cinquanta anni dalla prima edizione continua a essere ristampato e che sorprende per modernità e l’originalità della storia.
Una storia di vampiri decisamente fuori dagli schemi, atipica dove la condizione delle creature della notte è sfruttata dall’autore per scrivere una intelligente riflessione sulle cause e conseguenze del razzismo nella società moderna. Protagonista è Robert Neville, l'ultimo uomo sulla Terra. L'unico essere umano a non essere stato colpito da una sconosciuta epidemia che ha trasformato il resto dell’umanità in vampiri assetati di sangue. In questa situazione, paradossalmente si invertono i ruoli ed è l’uomo a trasformarsi in mostro e non viceversa. (“…l'idea di partenza si basava sulla considerazione che se un vampiro fa così paura, cosa accadrebbe se tutta l'umanità fosse composta da vampiri, a eccezione di un uomo?”). Si tratta di una prospettiva diversa da quella usuale, anomala e proprio per questo ancor più affascinante. Un’intuizione che ha permesso a Matheson di condividere, anche se in modo differente, la sorte di Neville. Entrambi destinati a diventare leggenda.
“Nei giorni di cielo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del suo rientro. Se fosse stato più analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l’abitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perché in quelle occasioni non si allontanava mai troppo.”
(“I Am Legend – Io sono leggenda, 1954)