“Costruisciti una nuova firma, prenditi il tempo che ci vuole perché sia autentica e genuina. Scartabella vecchi annuari, cartoline trovate sulle bancarelle, manuali usati, Bibbie, raccolte di fotografie antiche stipate in scatole di legno, tutta roba da cinquanta centesimi al pezzo. Trova i nomi, le lettere, mettile una dietro l’altra. Aste alte e sicure, inclinazione in avanti. Niente sottolineatura o svolazzi: troppo arroganti. Non tirare righe sul nome, non fare i puntini sulle i troppo leggeri: sintomo di repressione. Costruiscitela, scrivila con la sinistra, poi rovesciata, dalle uno stile, poi riscrivila con la destra: esercizio, esercizio e ancora esercizio. Non lesinare sulla ripetizione.”
Craig Clevenger è nato a Dallas, ma è cresciuto nella zona più a sud della California, dove si è laureato il letteratura inglese frequentando la California State University di Long Beach. Dopo aver lavorato per diverso tempo nel settore High Tech, alla soglia dei trentacinque anni ha deciso di rinunciare alla sicurezza economica (e alla monotonia) di un tranquillo posto di lavoro per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Una passione coltivata fin dall’adolescenza e che, ancor prima del suo debutto nella narrativa con “The Contortionist's Handbook” (“Il manuale del Contorsionista”), l’ha portato a pubblicare articoli e short stories su riviste ad ampia diffusione quali il Santa Barbara Independent.
“Il manuale del Contorsionista” è uno di quei libri d’esordio che riescono quasi miracolosamente a mettere d’accordo critica e lettori, situazione che permette al romanzo di posizionarsi ai primi posti delle classifiche di vendita e al tempo stesso ne decreta lo status di libro di culto. Può capitare, a questo punto, che il libro finisca nelle mani di un altro autore a sua volta oggetto di culto come Chuck Palahniuk e che questi lo trovi talmente incredibile da affermare “…giuro che negli ultimi cinque, anzi dieci anni non ho letto un libro all’altezza di questo”.
Protagonista della storia è il venticinquenne John Dolan Vincent, abile falsario e geniale matematico, ma con una cronica dipendenza dai farmaci e sei dita nella mano sinistra. Soffre di emicranie terribili, “da spaccare in due la testa di Dio”, che cerca di curare da solo con improbabili cocktail di farmaci. Medicine hard che puntualmente finiscono per causargli dei black out mentali, al risveglio dei quali si trova in qualche ospedale a fare i conti con lo psichiatra di turno che deve valutare il suo stato di potenziale suicida.
Il suo stato di recidivo, tuttavia, gli impone continui cambi di identità al fine di evitare la reclusione forzata in un ospedale psichiatrico. John riesce a interpretare ogni volta un nuovo personaggio, lo crea dal nulla dopo ricerche maniacali, falsifica documenti, gli assicura un passato difficilmente verificabile e un presente da persona sufficientemente comune da passare inosservata. L’invisibilità, in una società che è al contrario ossessionata dalla necessità di “apparire”, diventa pertanto l’obiettivo primario e imprescindibile di John. Quasi una “professione” cui applicarsi con disperata scrupolosità data l’importanza della posta in gioco.
Con il passare delle pagine il racconto di John, diviso equamente fra stream of consciousness e flash back del suo passato di volta in volta esilaranti o malinconici, prenda una piega diversa e assume le caratteristiche tipiche del romanzo noir e Clevenger si ingegna a mescolare le carte al fine di fornire una nuova chiave di lettura del romanzo. Mette in scena le debolezze, le insicurezze e le paure tipiche dell’uomo, ma anche la sua inimmaginabile capacità di reazione quando la situazione sembra indirizzarsi verso una strada senza uscita. Il tutto senza mai interrompere il flusso narrativo, l’omogeneità di stile e mantenendo intatta la sensibilità dimostrata nella prima parte del libro.
La scrittura di Craig Clevenger è lucida, semplice e lineare, con una decisa attenzione nei confronti dei dettagli e dei particolari che rendono plausibile la storia (“You don't have to be accurate, but you do have to be plausible”). E’ lo stesso autore a spiegare quanta importanza rivesta la fase di ricerca che precede la stesura di un libro (curiosità, prima di arrivare al prodotto finito Clevenger lo ha riscritto per ben venti volte) e non sono con riferimento alla necessità di ancorare la narrazione il più possibile alla realtà, ma anche in funzione del fatto che così facendo è possibile trovare nuove argomentazioni con le quali arricchirla. Ed è in questa ottica che si inseriscono le divagazioni psichiatriche e giudiziarie presenti nel libro. Se da un lato il resoconto degli interrogatori subiti da john sono indispensabili per metterne a fuoco la personalità, dall’altro rappresentano anche lo strumento nelle mani di Clevenger per criticare e ironizzare sulle istituzioni ospedaliere e psichiatriche americane e sull’operato dell’apparato giudiziario.
Craig Clevenger
Il Manuale del Contorsionista, 257 pagg
Mondadori (Collana “Strade Blu”)
Posted at 12:39 pm by F.P.