“Idioti anonimi è la definizione che io e un gruppetto di amici diamo di noi stessi. Tutto è cominciato con Oliver il Suonatore di Fagotto e Merle il Poeta. Oliver prima si faceva di crack, Merle e io di eroina. Una sera a cena abbiamo cominciato a raccontarci le nostre storie. Sì, insomma, tipo Alcolisti Anonimi, Donne Maltrattate, o roba del genere. Solo che tra noi è tutto assolutamente informale ed estremamente cinico. Abbiamo cominciato più o meno un anno fa. Ogni tanto si aggiungeva qualcun altro. Il requisito fondamentale era che fossero stati tossici o sessuomani o almeno ladri, insomma qualcosa. E dovevano raccontare le loro storie, comiche o mostruose che fossero”.
Scrittura veloce, verrebbe da dire schizofrenica e a tratti delirante, linguaggio aggressivo e pungente. Auto ironia e dissacrante verve comica. Queste le caratteristiche dell’opera prima di Maggie Estep “Diario di un’idiota emotiva”, storia di Zoe e della sua incapacità di trovare un equilibrio emozionale e mentale. E’ la stessa protagonista a raccontare in prima persona le sue (dis)avventure, a riviverle mentre aspetta di vendicarsi del suo ex fidanzato Satana chiusa nel suo armadio. Scrittrice di pornografia impegnata, cantante rock di scarso successo e centralinista in un locale sadomaso, Zoe vive in un “microtugurio in un condominio popolare sulla East Sixth Street a New York”. Condominio popolato di personaggi strani e surreali, prostitute e tossici che si ritrovano a fare da spettatori, a volte da comprimari, alla messa in scena delle sue continue cadute e ripetuti fallimenti. Unico momento di reale svago (dove mettere da parte i propri problemi per immergersi in quelli degli altri) sembrano essere le riunioni degli idioti anonimi, gruppo di amici che nonostante le diverse esperienze e inclinazioni personali rimane unito grazie alla comune tendenza verso l’autodistruzione. Obiettivo da raggiungere passando attraverso le forme di disturbo mentale più disparate, anoressia, bulimia alimentare e sessuale, cleptomania e le più svariate forme di tossicodipendenza.
Anche se Maggie Estep fa raccontare a Zoe il suo microcosmo in modo scanzonato e irriverente, l’impressione è che non ci sia autocompiacimento nei confronti della propria situazione e del proprio disordine emotivo, ma solo un sincero attaccamento nei confronti della vita e alle sue mille sfaccettature, ai suoi imprevisti e ai sogni che riesce comunque a regalare. Un percorso da seguire come una sorta di iniziazione e presa di coscienza e che, una volta terminato, non lascia in eredità rassegnazione e disperazione, ma solo un vago retrogusto amarognolo decisamente sopportabile.
Maggie Estep
Diario di un’idiota emotiva, 235 pagg
Einaudi (Collana “Tascabili Stile libero”)