“Esiste una cultura delle banchine e una dello spazio tra due stazioni. Nella prima si elaborano strategie sui posti che si vuoteranno all’apertura delle porte, su dove sarà meglio trovarsi in quel momento, su come sconfiggere queste nemesi estemporanee. Le variabili sono numerose, ogni passeggero diventa un grande matematico. Aspetta. Guarda le orecchie da elefante di quella donna. Forse lei sa qualcosa che a lui sfugge, si avvicina alla linea, poi anche lui sente il rombo. Il gregge è percorso da un brivido, il leone si avvicina, si risvegliano gli istinti. La fauci si spalancano e la gente entra. Rumori vari di risucchio”.
Nato a Manhattan nel 1969 e cresciuto leggendo i libri di Stephen King e i fumetti della Marvel, Colson Whitehead si è rivelato fin dal suo primo romanzo scrittore intenso e capace di non fermare il proprio sguardo solo su ciò che avviene in superficie, ma di andare in profondità, per illuminare anche la parte più nascosta e più vera dell’uomo e delle cose che gli girano intorno. Dopo aver studiato e aver conseguito la laurea ad Harvard torna a New York dove trova lavoro come giornalista e critico televisivo per alcuni dei giornali più importanti della city quali il "Newsday" e "The Village Voice" e si dedica con maggiore intensità alla sua vocazione di narratore.
“Il colosso di New York” (The colossus of New York) è la sua terza opera dopo “L'intuizionista” vincitore del QPB New Voices Award e “John Henry Festival” che gli era valso il premio assegnato dalla New Public Library come migliore fra i giovani autori americani.
Via di mezzo fra il saggio e la raccolta di racconti dedicati alla sua città, “Il colosso di New York” si presenta come un vero e proprio atto d’amore e di fedeltà nei confronti della Grande Mela. Dodici ritratti, dodici "piani sequenza" di altrettante zone famose della città che, con un ritmo a tratti frenetico e a tratti rilassante supportato da uno stile accattivante dove gioia e dolore, ironia e affetto si sovrappongono senza disturbarsi a vicenda, raccontano la straordinaria e incredibile quotidianità newyorkese. La voce di Whitehead si mischia con quella dei suoi concittadini fino a formare un coro di pensieri, emozioni, ricordi e sensazioni che permettono al lettore di scoprire il volto umano di New York nascosto dietro all’imperturbabile maschera di frenesia e caos che ogni giorno lo ricopre ("Intensamente sensoriale nei suoi dettagli, malinconico e divertente nelle sue rivelazioni psicologiche, è capace di dare a tutto una vita mitica, dalla furia dell'ora di punta alla forzata etichetta dei viaggiatori di metropolitana diretti a Central Park, Times Square, Coney Island e Brooklyn Bridge" – Booklist).
Colson Whitehead
Il colosso di New York, 150 pagg
Mondadori (Collana “Strade Blu”)