“Fa così freddo qua dentro che tutto – l’aria, i suoni che ci circondano, i portacd – sembra bianco, innevato. La gente passa, diretta all’altra cassa, e l’illuminazione alta e fluorescente che rende tutti piatti e pallidi e slavati non ha effetto sulla pelle di Lauren, che sembra avorio abbronzato, e la sua presenza – soltanto il semplice gesto di firmare la ricevuta – mi tocca in un modo che non riesco a scrollarmi di dosso, e la musica che ci sommerge – Wonderwall – mi fa sentire stonato e distaccato dalla mia vita. E’ da un sacco di tempo che i miei ormoni non reagiscono così e li assecondo e diventa difficile scacciare il pensiero che Lauren Hynde appartenga al mio futuro. Una volta fuori, le appoggio una mano sul fondoschiena, guidandola in mezzo alla folla sul marciapiede fino a Broadway. Lei si volta a guardarmi, a lungo, e io glielo permetto.”
Quando nel 1999 Bret Easton Ellis pubblicò “Glamorama” The Observer definì il romanzo come “…una gran collezione di paradossi: di verità e bugie, di bellezza e paure, di sani principi e depravazione da un maestro di stile…”
Se nel libro precedente, lo scandaloso, spietato e bellissimo “American Psycho”, Bret Easton Ellis aveva sparato a zero sul mondo degli yuppies (icone degli anni ottanta), questa volta ad essere preso di mira dalla sua feroce ironia è il mondo vacuo, immorale e costruito solo sulle apparenze tipico degli anni novanta. Un decennio caratterizzato da una ricerca ed esaltazione quasi ossessiva della bellezza (in superficie) e della popolarità. Obiettivi da conseguire anche a costo di sacrificare la propria individualità con il risultato di entrare a far parte di un circolo vizioso di stereotipata omologazione.
Protagonista del libro è Victor Ward, giove e bellissimo fotomodello che vive in un vortice patinato e impregnato da una follia contagiosa e priva di qualsiasi regola. Victor vive ogni giorno della sua vita come se stesse girando un film di cui è il protagonista principale e regista. Non è interessato ad altro se non a se stesso e l’unica realtà che conosce e che è disposto a sopportare è quella che gravita intorno al suo mondo sfavillante e precario, che tuttavia non è in grado di occultare le ferite che lo stanno portando ad un progressivo e inesorabile decadimento. Ellis segue Victor come un cameraman nascosto dietro alla macchina da presa e la forza del romanzo sta proprio nella scrittura veloce, tipica di un film trash o di un b-movie, una pellicola il cui successo è da imputare soprattutto ai dialoghi e al montaggio imprevedibili delle scene. Conversazioni vivaci, a tratti surreali e sul filo del non-sense, dense di umorismo nero se non addirittura tragico.
La parte migliore di “Glamorama” è indubbiamente quella che mostra Victor nel suo habitat naturale, quello del Jet Set newyorchese. La narrazione si sviluppa a frammenti, come una fotografia che attrae e respinge al tempo stesso, una scenografia dove sono i particolari e i dettagli a risultare sempre in primo piano, perché su di loro si sorregge la realtà del protagonista. La seconda parte cade lievemente di tono quando la scena si sposta dallo scintillante circo della moda e dei club ad una realtà claustrofobica e opprimente governata da una non ben identificata cellula terroristica. Ellis, a questo punto, sembra perdere il filo della narrazione e il lettore si trova improvvisamente proiettato nell’orrore. Si ritrova a fare i conti con una macabra rappresentazione che ricorda quella di “American Psycho”, abbondante di dettagli quando si tratta di raccontare torture e omicidi. Ciò nonostante, la solita maestria e vena comica di Ellis non viene meno, così come l’ironia spietata e a tratti (inconsapevolmente?) rassicurante, quasi a voler mettere in evidenza una volta di più il sottile confine che divide la normalità dalla diversità. Un’ultima curiosità riguarda la numerazione dei capitoli, simile ad un countdown destinato ad avvisare Victor che il tempo a sua disposizione sta per terminare. Numerazione che ricomincia a crescere con gli ultimi capitoli, come a simboleggiare una presa di coscienza da parte del protagonista del vuoto e dell’inutilità che hanno segnato la sua vita fino a quel momento.
Bret Easton Ellis
Glamorama, 631 pagg
Einaudi (Collana “Supercoralli”)