“Sul mare la notte non scende. Sale dalle sue profondità una porosa oscurità che s’arrampica sulla schiena del cielo, forse la fronte di Dio. Venere si sospende ubriaca e scossa da brividi di freddo, attorno una polluzione di stelle. I marinai, i miei compagni, dove sono finiti tutti? Questa è una deriva o qualcuno tiene la rotta? Cicaleggia la nave che è divenuta il mio corpo”.
“Zero” è un libro “orfano”. Così lo definisce il suo autore, il cui nome infatti non appare in copertina. Non è un segreto, tuttavia, che a scriverlo sia stato Alessandro Ansuini, classe 1974, romano, ma bolognese d’adozione. Il libro è la prima pubblicazione che nasce dalla collaborazione fra la casa editrice Marco Valerio e il collettivo Karpòs (del quale è fondatore e membro attivo), network di scrittori indipendenti che organizza tra l’altro reading e spettacoli teatrali. “Zero” non è un romanzo strutturato secondo i canoni classici della narrativa (e non potrebbe essere altrimenti dato che per l’autore stesso il romanzo, nella sua accezione più rigorosa, è stato “ucciso” da Proust), non ha un vero e proprio plot, non racconta una storia e il suo sviluppo non segue una trama ben definita. Pensieri continuamente sospesi tra realtà e fantasia, tra prosa e poesia (non chiedete ad Ansuini se si ritenga narratore o poeta, non saprebbe e non vorrebbe rispondervi), fotogrammi in ordine sparso e immagini oniriche da trip psichedelico si riuniscono in un’opera divisa in tre parti che, pur nella diversità di stili e contenuti, si sviluppa senza brusche interruzioni per rispondere alla domanda che sta alla base del libro stesso e che è riportata in quarta di copertina, “…può esistere una struttura capace di inglobare le altre?”
Karpos Factory (Alessandro Ansuini)
Zero, 260 pagg
Marco Valerio