“Il cielo di Lanzarote, me ne sarei reso conto di lì a poco, è incessantemente attraversato da nuvole che vanno verso est e che non portano mai pioggia; Lanzarote è un’isola dove in pratica non piove mai. Le idee che hanno segnato l’Occidente, Grecia o Giudea che fosse, sono nate sotto un cielo immacolato, di un blu perenne. Niente a che vedere con Lanzarote, dove il cielo si rinnovava costantemente”.
Lanzarote non è solamente un romanzo, ma anche un riuscito mix fra parole e immagini. A completare e arricchire il lungo racconto di Houellebecq ci sono infatti più di ottanta fotografie scattate dallo stesso autore sull’isola vulcanica delle Canarie. Immagini dove regna il silenzio, il deserto e un’atmosfera di statica e indolente rassegnazione. La stessa rassegnazione, la stessa apatia che si respira lungo le pagine del romanzo.
Con una narrazione in prima persona, come suo solito asciutta e precisa nel descrivere personaggi e luoghi, Houellebecq racconta la storia di un viaggio deciso all’ultimo momento per sfuggire alla noia e alla mancanza di stimoli che lo affiggono in una Parigi che si prepara a festeggiare l’ultimo giorno dell’anno. Giunto a Lanzarote conosce un poliziotto belga, depresso e sfiduciato, e due giovani lesbiche tedesche. Nel tentativo di sconfiggere la solitudine e di riempire il vuoto provocato dalla consapevolezza del proprio malessere esistenziale, organizza una escursione attraverso i paesaggi desertici dell’isola. Breve viaggio che si concluderà con un esperienza erotica a tre con le ragazze tedesche e che, pur nella sua ovvia transitorietà in quanto surrogato e non valida alternativa, si dimostrerà capace di alleviare l’ansia e l’angoscia che avevano assunto il ruolo di insostituibili e ingombranti compagne di viaggio. Parallelamente si conclude anche la parabola discendente del poliziotto belga che mantiene un freddo distacco nei confronti dello strano trio e dei loro sforzi di coinvolgerlo nel tentativo di fuga dall’opprimente quotidianità. Una caduta libera che avrà il suo epilogo con l’affiliazione, una volta ritornato in Belgio, ad una strana setta impegnata in esperimenti di clonazione e con l’accusa di pedofilia.
Ancora una volta Houellebecq riesce nel suo intento di rappresentare la parte più oscura della società contemporanea, una società alla deriva e senza possibilità di uscire vittoriosa dalle proprie inquietudini in quanto da lei stessa generate. Affermazione, quest’ultima, alla quale s’era giunti già dopo aver letto i romanzi precedenti di uno scrittore che, come scritto in quarta di copertina, “…è il perfetto narratore dei nostri anni: cinici, impietosi, perfidi, ridicoli e depressi (Marco Belpoliti, L'Espresso)".
Michel Houellebecq
Lanzarote, 150 pagg
Bompiani (Collana “Narratori Stranieri”)