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Saturday, June 18, 2005
Joyce Carol Oates – Negli abissi dell'incubo americano



Joyce Carol Oates è nata nel 1938 è si è laureata presso la Syracuse University con una specializzazione in letteratura anglosassone. Attualmente insegna a Princeton dove si occupa del Creative Writing Program, e dirige la prestigiosa Ontario Review fondata nel 1974 insieme a Raymond J. Smith quando entrambi insegnavano alla Windsor University.

Autrice di numerosi racconti e romanzi senza dimenticare i saggi e i lavori per il teatro, Joyce Carol Oates è già considerata un “classico”, un’autrice di culto ed è adorata dalla critica a tal punto che da anni si parla di lei come una probabile vincitrice del Premio Nobel. Vincitrice del National Book Award e finalista al premio Pulitzer e al Pen Faulkner Award rappresenta una delle voci più significative e seguite della letteratura americana contemporanea.

La narrativa di J.C.Oates spazia dal genere gotico (definizione che l’autrice non ama particolarmente) a quello realistico utilizzando stili e tematiche sempre diverse e il più delle volte diametralmente opposte fra loro. Proprio questa sua peculiarità ha contribuito a paragonare la sua produzione letteraria alle opere dei grandi scrittori americani post moderni come John Barth, John Updike e John Cheever.

Nei suoi scritti (soprattutto nelle raccolte di racconti come per esempio Misfatti, che riunisce novelle dure di ispirazione noir e ricche di violenza), tuttavia, c’è anche un atmosfera carveriana pur non seguendo alla lettera i canoni tipici del minimalismo. Infatti, se Carver partiva dall’osservazione della realtà analizzando gli eventi in profondità per evidenziarne la tragicità, J.C.Oates più che raccontare il momento drammatico si preoccupa di spiegare e raccontare ciò che succede in seguito, le conseguenze e le circostanze che colpiscono i protagonisti dei suoi racconti. A confutare questa tesi è la stessa Oates che durante un’intervista con Fernanda Pivano spiega “…mi sento molto fraintesa. Io scrivo sulle vittime della violenza, eppure i miei critici dicono che scrivo sulla violenza. Dal mio punto di vista ho sempre scritto sulle conseguenze della violenza”. E se, a volte, queste conseguenze possono prendere la forma di denuncia sociale si affretta a precisare “…a me interessano soltanto le condizioni morali e sociali della mia generazione”.

Fra le sue opere di maggior impatto vanno sicuramente ricordati  “Zombie“ (1995) e“Bestie” (Beasts, 2002). Il primo definito dal Chicago Tribune Books come un libro “fatto per sconvolgere e turbare con la sua fredda descrizione della depravazione umana: ma d’altra parte questo era l’unico modo per raccontare la storia che solo J.C. Oates poteva scrivere”. Un libro forte, dove la violenza non è mai fine a se stessa e dove la squallida ripetitività del quotidiano degli eventi si fonde e confonde con l’orrore fino a diventare un unico elemento inscindibile. Il secondo è, al contrario, il più famoso fra i suoi romanzi gotici. Una favola dark che muove i suoi passi nell’atmosfera apparentemente serena di un Campus americano. Protagonisti un professore affascinante e sua moglie. Donna ambigua, ma dotata di un sensualità perversa e irresistibile. Al loro fianco, un gruppo di studentesse che sono irrimediabilmente vittime del fascino misterioso di entrambi. Ognuna di loro crede di essere speciale, unica, ma la realtà è ben diversa dalla fantasia. Lo imparerà sulla sua pelle la giovane e brillante Gillian Brauer che, come le ragazze che l’hanno preceduta, si lascerà trascinare consenziente in un vortice di passione, incubi e desideri. Solo quando scoprirà casualmente il vizio e la depravazione, la crudeltà e la falsità della coppia che l’ha plasmata a suo piacimento, Gillian si trasformerà da vittima a predatrice.

Una storia d’amore crudele, torbido e malato, come le statue di legno scolpite dalla moglie del professore, sfacciatamente erotiche nella loro primitiva rozzezza. Sesso più sottinteso che descrittivo, sorretto da un’abile indagine psicologica da una maestra del genere.

J.C. Oates mette in scena una storia ricca di morbosa sensualità e d’atmosfera gelida e rarefatta come quella del gelido inverno del Catamount College, che non fa altro che confermare il suo talento narrativo e l’abilità di costruire romanzi giocando sulle emozioni più che sugli avvenimenti.

 

“Conservo sempre dei ricordi, ma nulla per iscritto. Ho un orologio senza lancette e Q.P. non è mai stato tipo da avere conti in sospeso col passato. Il passato è passato per sempre e uno deve continuare a vivere. Ogni tanto penso che sarei un ottimo cristiano redento e forse è proprio quella vocazione che sto aspettando”.

(Zombie - Zombie, 1995)


Posted at 10:14 am by F.P.

 

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