“Presto nel mattino, tardi nel secolo, Cricklewood Broadway. Alle 6,27 dell'1 gennaio 1975, Alfred Archibald indossava un abito di velluto a coste ed era seduto a bordo di una Cavalier Musketeer Estate, con la faccia riversa sul volante. Sperava che il giudizio divino su di lui non fosse troppo severo. Giaceva abbandonato in avanti, la bocca molle, le braccia a croce, spalancate sui due lati, come un angelo caduto; nei pugni stringeva le medaglie dell'esercito (a sinistra) e la licenza matrimoniale (a destra), perché aveva stabilito di portare i suoi errori con sé. In un occhio gli si rifletteva una lucina verde: segnalava una svolta a destra che aveva deciso di non fare. Era rassegnato. Era preparato a tutto questo. Aveva gettato in aria una moneta e si era attenuto rigidamente al risultato. Si trattava di un suicidio premeditato. Anzi, della sua risoluzione per l'Anno Nuovo. Ma perfino mentre il respiro gli si faceva convulso e la vista si appannava, Archie era consapevole che Cricklewood Broadway sarebbe parsa una strana scelta. Strana per la persona che avrebbe notato per prima, attraverso il parabrezza, la sua figura abbandonata, strana per il poliziotto che avrebbe redatto il rapporto, per il giornalista locale incaricato di scrivere dieci righe, per i parenti che le avrebbero lette. Stretto da una parte dall'imponente edificio di un cinema multisala e dall'altra da un gigantesco incrocio di strade, Cricklewood non era un posto in alcun modo speciale. Non un posto dove un uomo potesse andare a morire.”
Zadie Smith è nata nel sobborgo di Londra di Willesden nel 1976 da madre giamaicana e padre inglese. Laureata a Cambridge, ha debuttato sulla scena letteraria con un romanzo di quelli che lasciano il segno, tanto da diventare un best seller nel giro di pochi mesi. Accompagnato da critiche esaltanti e successo nelle vendite, “Denti Bianchi” (White Teeth, 2000), racconta la storia di una “improbabile” coppia d’amici composta dall’inglese Archie, disincantato e fatalista nonché decisamente favorevole ai compromessi che evitano di complicare la vita, e il bengalese Samad. Musulmano convinto che costretto suo malgrado a vivere in una società occidentale nella quale fatica ad integrarsi, ne sopporta a fatica gli eccessi e le contraddizioni facendosi trovare sempre pronto a criticarne la decadenza e la corruzione.
Sono proprio le preoccupazioni della Londra multirazziale, l’incontro/scontro due modi di affrontare la vita tanto differenti, le ovvie contrapposizioni tra culture tanto diversi i nodi intorno ai quali si sviluppa l’intera narrazione che, partendo dalla personalità dei protagonisti, si allarga fino a toccare i temi più classici della società moderna…l’integrazione razziale, la politica, il sesso e lo scontro generazionale. Da una parte una generazione troppo legata al passato che tuttavia cerca di integrarsi nel presente pur se con effetti tragicomici, dall’altra quella più spontanea e controversa, quella di tutti quei giovani disorientati sempre alla ricerca di un pretesto per fuggire da un mondo che monopolizza la cultura, la banalizza fino a renderla piatta e monotona.
Un libro accattivante e coinvolgente, caratterizzato da uno stile vivace e “cinematografico” basato su continue sovrapposizioni di scene e situazioni. Uno stile dove il ritmo incalzante e il linguaggio giovane e scanzonato, ma non stereotipato, contribuiscono in modo determinante al successo e alla riuscita dell’opera. Altrettanto importanti risultano la capacità di alternare e mescolare culture tanto diverse, l’ottima caratterizzazione dei personaggi che risultano convincenti e affascinanti fin dalle prime battute e lo spessore psicologico e introspettivo degli stessi.
Zadie Smith
Denti Bianchi, 552 pagg
Mondadori (Collana “Piccola Biblioteca Oscar”)
Posted at 06:11 pm by F.P.