Joe R. Lansdale è nato nel 1951. A partire dal 1980, anno del suo esordio letterario con “Act of Love”, ha pubblicato una ventina di romanzi, scritto più di duecento racconti riuniti in una decina di raccolte e diverse sceneggiature per fumetti. Il New York Times Book Review l’ha definito come “uno scrittore con l'innata capacità di saper raccontare storie con folcloristica dovizia di dettagli e incomparabile senso del ritmo".
I suoi interessi e la sua produzione letteraria spaziano dal giallo al noir, dalla fantascienza al romanzo storico senza dimenticare il Western. Genere, quest’ultimo, che non poteva mancare fra le sue passioni perché Lansdale è un “figlio del Texas” così come molti fra i suoi personaggi.
Le storie raccontate da Lansdale possiedono spesso risvolti macabri, ricche di suspence, violenza e scene decisamente splatter. Ciò nonostante le sue armi migliori sono sicuramente l’ironia, il grottesco e una buona dose di humour nero. Tutto questo senza dimenticare un profondo senso etico e una costante attenzione alle tematiche della collettività che lo porta a mettere alla berlina gli aspetti negativi della società statunitense. Lansdale, infatti, osserva e analizza impietosamente il mondo americano con l’intento di smascherare le sue perversioni, i miti ingannevoli e illusori nonché l’irreversibile decadimento culturale.
Si ride, dunque, ma al tempo stesso si invita a riflettere sulle colpe di chi non fa nulla per rimediare ai propri errori. E lo stesso autore a spiegare, per esempio, la motivazione alla base della stesura del suo primo romanzo “…ho scritto Atto d’amore perché ero arrabbiato, arrabbiato per il fatto che tanta attenzione fosse rivolta agli psicopatici e agli assassini, e nessun interesse sfiorasse le vittime”. Atto d’amore (Fanucci) racconta l’indagine di due detective sulle tracce di un moderno Jack lo Squartatore. Inchiesta che porterà i due a confrontarsi con sofferenza, lati oscuri della psiche umana e ambiguità. Territori dove è facile perdere il senso della misura e sorpassare l’immaginaria linea di confine fra il dovere e la vendetta personale.
In Italia, lansdale, è conosciuto soprattutto per “La notte del Drive-In” (Einaudi), libro che raccoglie due precedenti pubblicazioni “Drive-In” e “Drive-In 2 (not just one of them sequels)” e per la trilogia (per ora) dedicata all’insolita coppia di detective Hap Collins e Leonard Pine, “Mucho Mojo”, “Il mambo degli orsi” e “Bad chili”.
I due libri che compongono “La notte del Drive-In” narrano, con una scrittura veloce, scatenata e senza dilungarsi in inutili artifici, l’avvento di una cometa che sconvolge la vita sulla terra e il destino delle persone che sono rinchiuse del più grande drive in del Texas, l’Orbit. La vicenda assume contorni violenti e spiazzanti, ma anche ricchi di una comicità assolutamente sopra le righe. Un cocktail calibrato di umorismo involontario e terrore, un po’ come accadeva nei b-movie in bianco e nero degli anni sessanta e settanta.
Lo stile, sotto certi aspetti asciutto, è aggressivo, volgare, ma molto scorrevole e colpisce il lettore fin dalle prime pagine. Così come i dialoghi, impedibili e assolutamente deliranti. Caratteristica, queste, che si notano immediatamente anche nei noir atipici con protagonisti Hap e Leonard. Bianco e riflessivo il primo, nero omosessuale e impulsivo il secondo. Diversi, ma uniti da una sincera amicizia. Storie ricche di suspense, di angoscia e disagio che, filtrate attraverso l’ironia, non risparmiano critiche nei confronti delle differenza sociali e dei soprusi razziali. In un romanzo di Lansdale può succedere qualsiasi evento, anche il più assurdo e irrazionale, ma si ha sempre l’impressione che quanto narrato possa davvero accadere e rientrare nel normale sviluppo delle cose.
L’ultimo romanzo pubblicato in Italia è “La sottile linea scura”. Ambientato sul finire degli anni ’50 in una tranquilla cittadina del Texas, si sviluppa seguendo i canoni del tipico romanzo di formazione in stile Tom Sawyer e Il corpo (Stand by me) di King, dove si mette in scena la presa di coscienza da parte del giovane protagonista dell’esistenza del male e la conseguente “perdita dell'innocenza”. La “linea” del titolo rappresenta quel confine labile oltrepassato il quale le certezze rassicuranti dell’adolescenza sfumano per sempre e ci si trova spiazzati e impauriti di fronte al dolore, alla morte, si acquista consapevolezza delle differenze razziali e si scoprono le prime pulsioni sessuali.
Ancora una volta, come nei precedenti romanzi, ci troviamo di fronte ad un universo narrativo dove le mezze misure sono assolutamente vietate, non esistono vie di mezzo concilianti, ma solo situazioni estreme crudele e ironiche dove i protagonisti sono innocenti o colpevoli.
Per comprendere meglio la passione di Lansdale nei confronti del suo lavoro è sufficiente leggere l’introduzione alla sua antologia personale Bestsellers Guaranteed che rappresentano una sorta di manifesto della sua poetica, “L’interesse per la scrittura mi ha accompagnato da quando mi ricordo…sono cresciuto coltivando l’amore per le parole e per tutte le possibilità che esse offrivano. Amavo anche il cinema, che ovviamente ha influenzato il mio lavoro, ma erano sempre le parole quelle che contavano di più, e man mano che il tempo passa diventano sempre più importanti. Leggevo di tutto, dalle fiabe ai libri sulle civiltà perdute, dall’horror ai polizieschi ai romanzi d’avventura, fino ai classici e ai fumetti…”
“Dapprima, parve che nulla fosse cambiato, a parte la scomparsa della luna e delle stelle. Ma il paesaggio all’esterno del drive-in era diverso. Al di là del lucido recinto di lamiera alto un paio di metri che ci circondava, c’era…il nulla. Per essere più esatti, c’era il buio. Il buio completo. Il budino al cioccolato più nero di tutto l’universo. Un attimo prima, oltre i confini del drive-in erano visibili i tetti delle case, le cime degli alberi e dei palazzi, ma adesso non si vedevano più. Non c’era una sola chiazza di luce”.
(Drive in – La notte del Drive-in, 1988)