
“Quando hai finito non ti assale improvvisamente il senso di colpa, ma il terrore. Hai paura che qualcuno chissà come possa trovare le foto. Hai paura di finire in prigione. Hai paura di perdere tutto quello che hai. Ma soprattutto hai paura dell’imbarazzo. Nessuno capirà tutto quello che lei rappresenta per te, il fatto che rappresenta tutto per te, che merita che tu corra il rischio, che senza di lei tutto quello che hai non è niente. Nessuno capirà niente di tutto questo. […] e giuri a te stesso che ti libererai delle foto appena ti alzi la mattina dopo […] e forse potrai anche mantenere la promessa. E’ possibile che il tuo proposito resista sul serio fino alla mattina dopo. Il proposito di bruciarle.
Ma, qualche settimana dopo, ti convincerà a farne delle altre ancora tra gli scaffali più remoti di una biblioteca pubblica. E non dovrà insistere molto”.
“Girls” è un libro che non può lasciare indifferenti. Stroncato e al tempo stesso acclamato dalla critica americana, messo all’indice dalle associazioni femministe, ma ugualmente definito miglior libro dell'anno dal “San Francisco Chronicle” e dal “New York Journal”. Un’opera da esaltare o da disprezzare, senza vie di mezzo perché sincero come solo i sentimenti d’amore e odio possono essere quando portati all’estremo.
Scritto alternando la prima e la seconda persona (in modo tale da portare la narrazione ad un tono confidenziale e complice con il lettore), Kelman utilizza una prosa brillante e ben congeniata, mescola e sovrappone continuamente i piani di lettura senza tuttavia risultare in nessun caso fastidioso o disorganico. Non si tratta di un vero e proprio romanzo (non esiste una vera e propria trama), ma si presenta piuttosto come un viaggio non programmato attraverso le tappe più significative, i lati più oscuri e inconfessati del desiderio maschile. Un romanzo brutale, a volte scioccante, ma anche seducente che senza peli sulla lingua mette il lettore di fronte a domande ricorrenti, ma di sovente relegate in un angolo buio e riparato della mente.
I protagonisti di “Girls” sono uomini potenti, manager al culmine del successo, ma nonostante il traguardo raggiunto, si sentono incompleti, vuoti…manca sempre qualcosa. Manca la purezza e l’innocenza che si può trovare solo attraverso l’incontro e il sesso (a pagamento, illecito e fine a se stesso) con ragazze il più delle volte troppo giovani ma che rappresentano l’unico mezzo per illudersi di poter ritrovare ciò che s’è irrimediabilmente perso (“You can live your life through them even though you are dead”).
Oltre all’indubbia bravura stilistica dell’autore (da segnalare anche gli intermezzi tratti da Iliade ed Odissea e le parti quasi saggistiche), ciò che rende questo romanzo interessante e decisamente da leggere è la sincerità e l’obbiettività con cui Kelman si sforza (con successo) di affrontare un tema tanto difficile quanto attuale.
Nic Kelman
Girls, 206 pagg
Fazi (Collana “Lain”)